Diario del Capitano, data astrale 11 Agosto 2020……. 

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“Spazio, ultima frontiera! Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise, durante la sua missione quinquennale diretta all’esplorazione di strani mondi. Alla scoperta di nuove forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là, dove nessun uomo è mai giunto prima” (Capitan Kirk)

L’altro giorno sistemavo le mie vecchie scartoffie dei tempi del liceo.

Probabilmente sono una tra le poche persone al mondo che fa fatica a disfarsi di tutto ciò che ha accompagnato la propria vita, dagli esordi, fino a questo momento in cui scrivo. Ho ancora la mia culla e la mia carrozzina, il mio primo seggiolone in ferro, completamente costruito manualmente da mio padre, le mie prime bambole, con i vari dischetti da appoggiare sulla schiena, per ascoltare, fino allo sfinimento, Mina, Fred Buscaglione, Caterina Caselli….. Pare sia un vero e proprio disturbo da accumulo compulsivo, spiaccicato sotto il termine di “disposofobia” o “sillogomania“. Devo però dissentire in modo categorico, perché, la mia, non è tendenza ad accumulare un grande quantitativo di oggetti a random, indipendentemente dal loro valore, tant’è vero che, periodicamente, divento una vera e proprio “declutterer” seriale, sbarazzandomi di tutto ciò che ritengo inutile, presa da un inestinguibile bisogno di fare pulizia.

Tra i mie libri trovai un vecchio ritaglio di giornale, che all’epoca, tenni con molta cura, perché in esso trovai ciò che mi fece capire che nel mio essere “diversa”, non ero poi diversa. Una sorta di rappresentazione del mio essere bi-razziale in una società di soli bianchi e di soli neri. Era una lettera datata 1968, pubblicata su una magazine Americano, il “FaVE!”, in cui una ragazzina mixed, raccontava, nella rubrica del Signor Spock, il fatto che non si sentiva a suo agio né tra i suoi coetanei neri né tra quelli bianchi. Mi sedetti un attimo e cominciai a riflettere su quanto, già allora, vi erano molte realtà in cui noi mixed potevamo identificarci, ma per una sorta di lavaggio del cervello, riuscivamo a vedere solo ciò che incessantemente, la società stessa voleva farci vedere, negandoci la possibilità e la caparbietà di identificarci in ciò che preferivamo e, che, timidamente, era disponibile nel pianeta commerciale. Parlo per la musica, per i libri, per i cicciobelli e le barbie nere, per i fumetti, per i programmi TV tipo “Soul Train“, “I Jeffersons“, “Il mio amico Arnold” …. Insomma … il nostro vero problema era avere qualcuno che ci guidasse ed indicasse altre vie alternative in cui ritrovarci, anziché propinarci sempre e solo la solita caricatura del white washing.

Io trovai le mie rappresentazioni personali in molte situazioni, avendo avuto la fortuna di vivere a cavallo di due mondi, ma il personaggio di Mr. Spock è l’emblema completa e totale di ciò che significa essere bi-razziali; lo considero il pioniere di tutte le persone miste e bi-multiculturali.

Il signor Spock era un personaggio mezzosangue (vulcaniano e umano), dalla ferrea logica e apparente assenza di emozioni (che lo mettevano spesso a confronto con il capitano dell’astronave Enterprise, James T. Kirk), deciso e dalle venature ironiche. Stiamo parlando della serie fantascientifica più decisiva e famosa al mondo,  STAR TREK, opera prima del 1966 (in Italia arrivò nel 1979), ideata da Gene Roddenberry, evoluta poi fino ai giorni nostri con nove serie televisive, un bel po’ di versioni cinematografiche e una comunità di fandom appassionati senza precedenti. Nasce, infatti, la figura del “trekkie, il nerd un po’ sfigato e bizzarro, spesso associato a fanatismo e immaturità, capace però di grande passione, inventiva e fantasia. A questa definizione peggiorativa, però, i fan veri e propri preferiscono quella di “trekker, ovvero un tipo di appassionato che è più consapevole e distaccato, colui cioè che “indossa l’uniforme solo quando è opportuno”.

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“È curioso come spesso voi umani riusciate a ottenere tutto quello che non volete. Le leggi fisiche non si possono ignorare. Dove non valgono, non esiste la realtà.” – (Spock)

Star Trek narra delle vicende degli umani del futuro (secolo XXIV), appartenenti a una Federazione dei Pianeti Uniti che riunisce, sotto un unico governo, numerosi popoli di sistemi solari diversi, e delle loro avventure nell’esplorazione del cosmo “alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima“. Racconta le vicissitudini di un equipaggio composto, più che altro, da ricercatori che si muovono a bordo di un’astronave, la Enterprise, sempre alla riscoperta di nuove forme di vita nell’universo.

Il capitano dell’Enterprise è James T. Kirk (interpretato da William Shatner), coadiuvato dall’ufficiale scientifico Spock, un extraterrestre proveniente dal pianeta Vulcano (interpretato da Leonard Nimoy) e dall’ufficiale medico, il dottor Leonard McCoy, detto “Bones” (interpretato da De Forest Kelley, e spesso in conflitto con il vulcaniano per via della sua logica). I tre, uniti da un forte legame di rispetto e amicizia, sono i personaggi chiave della serie, circondati da un equipaggio molto affiatato, tra i quali spiccano, l’affascinante tenente Uhura, addetta alle comunicazioni, l’esperto Montgomery Scott mago delle macchine che spingevano l’Enterprise, il timoniere giapponese Sulu e il navigatore e ufficiale alle armi Pavel Chekov. Una squadra multirazziale, perfetta nelle interazioni e caratterizzazioni e studiata anche tenendo conto del momento storico particolare di realizzazione, dove ciascuno spettatore poteva individuare il suo preferito e che si trovava di volta in volta ad affrontare altre forme di vita o antagonisti bellicosi come i Klingon e infidi come i Romulani. Ma le battaglie erano solo un aspetto di qualcosa di più complesso e strutturato.

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Senza seguaci, il male non può diffondersi. Il male aspetta un catalizzatore per entrare in azione. (Spock)

La serie televisiva, pur rimanendo un’opera d’intrattenimento, ha proposto temi rilevanti dal punto di vista sociale, etico e politico. Per la prima volta nella storia della televisione un giapponese, una donna di origine africana, diversi americani, uno scozzese, un alieno e un russo, nel momento in cui il mondo era spaccato in due dalla Guerra Fredda, si trovavano a lavorare insieme nello stesso equipaggio, a esplorare l’universo alla ricerca di nuove culture con cui dare vita a reciproci scambi in nome dell’uguaglianza e della  pace.

Perché ritengo che questa serie, e la figura precisa del Sig. Spock, sono stati, per me, rappresentativi e inclusivi?

Vista oggi, la serie classica di Star Trek potrebbe certamente far sorridere i nativi digitali, con quelle tutine colorate a rivestirne gli attori e l’assenza di sostanziali effetti speciali; ma allora vivevamo di fantasia e, fortunatamente, non conoscevamo ancora la rivoluzione del computer grafico, capace di produrre capolavori, appiattendo la realtà della fantasia, per far posto a quella del virtuale. E proprio per questo, là dove gli effetti non potevano stravolgere i sensi per coinvolgere ed emozionare, c’erano le trame e le relazioni di Star Trek a tenerci incollati davanti al televisore  e i personaggi così ben delineati.

Star Trek, nella realtà, è stata decisiva, anticipatrice di trend e contenuti, di sogni tecnologici (il teletrasporto è ancora oggi un punto di riferimento nei dialoghi di ogni giorno quando si parla di tempo) e intuizioni che hanno poi trovato le proprie realizzazioni pratiche (ad esempio la comunicazione wireless con i dispositivi portatili).

In tutto questo Spock era l’anello centrale dell’insieme, l’elemento catalizzatore dell’attenzione, l’immagine dell’autocontrollo e della soluzione, e, … perché no? Anche dell’emozione vera.

Ma Spock era anche le sue orecchie a punta, le sopracciglia svirgolanti all’insù e i buffi capelli con frangetta, e che, in una delle tante puntante, ci rifila una lezione morale da manuale. “Ho già notato questa tendenza in voi umani. Vi è più facile piangere la morte di una sola persona che la morte di un milione. Voi parlate sempre dell’insensibilità di noi vulcaniani. Ma quanto poco spazio per la pietà sembra esserci nel vostro cuore“. Touchè!

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Spock era notoriamente privo di emozioni, ma ciò non gli impedì di intrecciare una solida e intensa amicizia  con l’equipaggio e, particolarmente, con il Capitano Kirk. 

 

Le interazioni tra il Capitan Kirk e il Sig. Spock sono uno dei capisaldi della serie, e rappresentano il rapportarsi dell’uomo con un’entità per metà aliena. I vulcaniani sono una razza aliena che tende a reprimere completamente ogni forma di sentimento a favore di una completa logica razionalizzante, mediante il rituale del Kolinahr. Spock è il principale artefice della diffusione, nella serie, del celebre saluto vulcaniano, accompagnato dall’espressione “lunga vita e prosperità“.

In Star Trek il viaggio e il mito della frontiera, tanto cari ai film western, si trasferiscono nel cosmo, alla ricerca di nuove civiltà, non con l’intento di conquista, bensì di conoscenza, portando con essi un messaggio di pace e di amicizia. Alla ricchezza di contenuti fa da cornice una nuova coscienza metalinguistica, la descrizione dei personaggi che si muovono all’interno della serie e che costituiscono una squadra multirazziale, proprio nel momento in cui in America stava per nascere un nuovo modo di concepire i vari rapporti fra persone appartenenti a razze diverse. Famoso è rimasto il bacio che si sono dati il comandante Kirk e il tenente Uhura, nell’episodio “Umiliati per forza maggiore“, trasmesso negli Stati Uniti il 22 novembre 1968: il primo bacio interrazziale in assoluto nella storia della televisione americana. Il personaggio di Uhura – prima persona di colore a ricoprire un ruolo di ufficiale comandante e a mostrare l’ombelico in una fiction televisiva – divenne molto caro al pubblico, tanto che Martin Luther King intervenne personalmente affinché l’interprete, l’attrice Nichelle Nichols, non abbandonasse la serie.

 

Star Trek ha rappresentato, per certi versi, l’immagine degli Stati Uniti degli anni Sessanta, e attraverso i viaggi nello spazio, riflette sui cambiamenti e problemi della società di quel periodo: dal mito delle due Frontiere, quella kennediana e quella del West, trasportate nello spazio, alla convivenza tra nazionalità e razze diverse, ben rappresentata da un equipaggio multirazziale, con tanto di alieno, il mitico vulcaniano Spock, appunto, e dal primo bacio interrazziale. Soprattutto l’equipaggio deve attenersi alla “Prima Direttiva“, regola che implica la non interferenza con le altre culture aliene, che vanno conosciute e rispettate: proprio la costante attenzione per l’altro è una delle base dell’etica trekkiana.

L’attenzione per la diversità è forte: aumenta il numero degli alieni con il loro differente punto di vista; il Capo Ingegnere LaForge è un non vedente; Data, componente dell’equipaggio, è un androide che vuole diventare umano. Ma soprattutto i nemici sono i Borg, una razza aliena che ha eliminato nella propria società il concetto stesso di diversità, collegando ogni singolo Borg ad una coscienza collettiva.

Ad alcuni di noi potrebbe sembrare una visione del tutto obsoleta, oggi, ma deve averci raccontato qualcosa di profondo, di importante, se ha avuto così tanto successo, se è stato così tanto seguito, e così tanto osannato da tante persone. Qual è stato quindi il segreto della serie? Non sono state le diavolerie tecnologiche, è stato il lato umano della storia. E’ stata una storia che ci ha raccontato come fosse possibile avere armonia nella diversità.

Con Star Trek, quindi, se il problema sono i limiti, e non si può continuare a sterminare alieni per impadronirsi dei loro pianeti, allora la soluzione è l’armonia nella diversità.

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È incredibile so spiegare perfettamente il meccanismo che regola la formazione dell’arcobaleno, e non mi ero mai accorto di quanto fosse bello. (Spock)

Il punto centrale di “Star Trek” non è la tecnologia, non è il futuro, sono le persone. Ed un personaggio in particolare: il primo ufficiale Spock. Spock è l’alieno, generato da un’unione interspecie, da integrare e, allo stesso tempo, da rispettare; è capace di attrarre coloro che sono stati emarginati da chi, forse, ha uno status sociale superiore, abilità relazionali o aspetto fisico migliori, ma che è anche meno intelligente.

Nella  relazione del Capitano Kirk e Spock, i protagonisti riconoscono la loro rispettiva diversità culturale e si rispettano l’un l’altro. Il ponte della Enterprise è un luogo in cui le diversità individuali non sono né ignorate né rifiutate, ma sono accettate e valorizzate in una collaborazione e armonica interspecie. Il “segreto” di Star Trek è l’armonia nella diversità.

In quella famosa lettera scritta da un’adolescente bi-razziale a Mr. Spock, c’è tutto il senso di come questa figura, rappresentata poi da un attore che ha saputo comprendere, anche fuori dal set, l’importanza del suo personaggio, sia stata molto importante per parecchi di noi mixed incollati alla TV, in quell’epoca, alla ricerca di qualcosa che ci assomigliasse, almeno vagamente.

La ragazza fece una connessione tra l’identità immaginaria di Spock e la sua situazione molto reale:

So che sei metà vulcaniano e metà umano e hai sofferto per questo. Mia madre è nera e mio padre è bianco e mi è stato detto che questo mi rende una mezzosangue. In un certo senso sono perseguitata anche più dai neri; non piaccio perché non assomiglio a loro. Ai ragazzi bianchi non piaccio perché non sembro nemmeno esattamente uno di loro“.

Mr. Spock, attraverso le mani del suo interprete, Leonard Nimoy, scrisse una lunga e ponderata risposta:

Spock ha imparato che poteva salvarsi piuttosto che permettere al pregiudizio di abbatterlo. Poteva farlo comprendendo veramente se stesso e conoscendo il proprio valore come persona. Scoprì di essere uguale a chiunque potesse provare a buttarlo giù – uguale nel suo modo di essere, unico. Puoi farlo anche tu, se ti rendi conto della differenza tra popolarità e vera grandezza.

Leonard Nimoy ha detto di aver attinto al suo background ebraico per il ruolo:

Spock è un alieno, ovunque si trovi … E quell’essere alieno è qualcosa che ho imparato a Boston. Sapevo cosa significava essere un membro di una minoranza e, in alcuni casi, una minoranza emarginata. Quindi ho capito quell’aspetto del personaggio e penso che sia stato utile interpretarlo “.

Il signor Spock, più di ogni altro personaggio,  è costretto a confrontarsi con i suoi antenati; le sue azioni, il suo modo di pensare, il suo modo di essere nell’universo, sono quasi sempre legati al suo retaggio. Il suo status di “mostro meticcio”, dal sangue verde, mette in primo piano i difficili intrecci di razza e cultura. A sua volta, la differenza di Spock costringe i suoi compagni di squadra ad essere consapevoli di sé. Pone loro nella condizione di esaminare le proprie ipotesi e come la loro prospettiva sia originata dalla propria cultura, piuttosto che da una verità oggettiva universale. A volte, si risentono per questo, mentre altre, lo ritengono colpevole. Spock viene spesso preso come esempio perché è semplicemente quello che è – un’esperienza che suona vera per molte persone di colore, orecchie a punta o no. Non sorprende che Spock abbia ispirato artisti e scrittori di “razza” mista.

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Non accettare il mutamento del proprio ruolo che si verifica con il passare degli anni è il primo passo verso l’autodistruzione. (Spock).

Spock è – osiamo dirlo – un’affascinante confluenza di significanti culturali, compresi e non. E’ indispensabile per la squadra, per la sua intelligenza e intraprendenza, ma non è mai stato realmente considerato un capitano.

Certo, non è necessario essere di bi-multirazziali per essere connessi con la “vera grandezza” di Spock.

Mentre Sulu e Uhura erano, a un certo livello, a bordo dell’Enterprise per normalizzare l’idea di un equipaggio razzialmente diversificato, Spock era l’alterità personificata e dignitosa e niente importa se alcuni hanno trovato problematico il suo “vigore ibrido”.

Avevo sì e no 5 anni, quando in Nigeria cominciai a guardare le prime puntate di Star-Trek, e non comprendevo perché ero così attratta dal personaggio di Spock. Ricordo come rimasi impressionata dal fatto che i terrestri  e i vulcaniani si sopportassero a malapena: i primi, ritenendo che gli alieni avessero secondi fini e un insopportabile complesso di superiorità; i secondi considerando i terrestri appena più intelligenti delle scimmie, erano disgustati dal loro odore.  Ricordo di essermi sentita indignata ogni volta che Spock veniva rifiutato o trattato male per la sua diversità. Ricordo di aver visto Spock lottare con la percezione della comunità vulcaniana, per essere stato sporcato dal sangue umano, come ricordo la sensazione di sapere esattamente come doveva essersi sentito. Ricordo di aver guardato le osservazioni sprezzanti che i suoi compagni di nave umani facevano sulla sua eredità vulcaniana e aver urlato contro lo schermo: “Non lo capite!!!“. Ricordo come, nella mia mente di bambina, desideravo poter organizzare una petizione per chiedere agli umani e ai Vulcaniani di riconoscere quanto fosse meraviglioso e speciale Spock. Volevo così disperatamente che fosse amato e accettato.

All’epoca non capivo completamente che l’isolamento di Spock faceva eco al mio sospetto di inadeguatezza di certi bambini nel mio gruppo di gioco. E i sentimenti che provavo quando vedevo che a certi bambini non era permesso giocare con quelli più scuri, erano gli stessi che vidi in Spock quando affrontò il disprezzo dei suoi coetanei vulcaniani. Quando gli altri membri dell’equipaggio di Spock lo chiamavano “sangue verde”,  era paragonabile a quando i ragazzi neri della mia scuola insistevano sul fatto che non ero “abbastanza nera”, o che il mio accento da “bianca” decretava il fatto che mi sentissi migliore di loro.

Quando arrivai in Italia, non c’erano altre persone, né bi-razziali, né nere,  nella mia scuola fino a quando non finii il liceo. Spock era l’unica persona che capiva cosa stessi passando. E nonostante tutta la derisione e il rifiuto nei suoi confronti, rimase forte, di animo buono e orgoglioso. Era speciale; e anche se gli umani e i Vulcaniani intorno a lui non volevano vederlo, non potevano nemmeno distruggerlo.

Comprendo profondamente perché quella ragazza sola scrisse quella lettera a Spock. In un certo senso, tutti noi ragazzini “disadattati“, in giro per il mondo, scrivevamo la stessa lettera ogni volta che ci sintonizzavamo per guardare questo curioso mezzo umano dalle orecchie appuntite che supera intere galassie di pregiudizi. E in un certo senso, come ha fatto nella sua generosa e gentile risposta a quella ragazza di tanto tempo fa, con ogni episodio Spock scriveva anche a ognuno di noi.

Le persone bi-multirazziali affrontano un paradosso sconcertante. Non sono completamente bianchi, e tuttavia non sufficientemente “di colore” per essere considerati “persone di colore”.

Crescendo bi-razziale, mi sono identificata fortemente con Spock, ostracizzato da entrambe le metà di sé stesso, perché non appartenente a nessuna delle due culture. Ha dovuto sottomettere il suo lato emotivo per diventare più cerebrale e logico, quasi problematico. Ma è un modo interessante per riflettere su  come le persone bi-razziali hanno dovuto sopprimere aspetti di sé stesse, o una parte di sé stesse. Posso, però, personalmente attestare che essere bi-multirazziale significa essere un outsider; sia agli occhi dei bianchi che agli occhi dei neri.

 

La cosa più significativa di Spock era che, in tanti modi, era comunque sempre solo: era l’unico alieno nell’equipaggio di plancia dell’Enterprise; le sue emozioni erano sotto stretto controllo vulcaniano, quindi non poteva mai parlare a nessuno di come si sentiva. Il suo ruolo era invece quello dell’eterno osservatore. Ha incanalato tutte le emozioni che non si è mai permesso di esprimere in un vasto intelletto che rappresentava il suo valore principale per la nave su cui prestava servizio.

Il signor Spock ci ha insegnato che l’accettazione è qualcosa di altamente logica, dando a Star Trek la sua migliore finestra su un mondo di conflitto culturale, interpretando un uomo nato da due mondi che non è mai stato completamente a suo agio in nessuno dei due, almeno all’inizio. Con le sopracciglia spigolose e le orecchie appuntite, Spock aveva uno sguardo particolare, che corrispondeva alla sua precisa efficienza. Ma era anche una figura freddamente superiore, che lavorava per capire i suoi colleghi umani pur rimanendo compiaciuto sicuro di essere al di sopra di tutti – un personaggio davvero attraente per i fan “disadattati” alla ricerca di garanzie simili.

Molti di noi si sono fortemente identificati nelle lotte di Spock per adattarsi ai suoi colleghi umani, mentre lottavamo per inserirci nelle scuole e nei luoghi di lavoro esclusivamente bianchi o neri. E non sarei sorpresa se altri, impegnati in altri tipi di lotte per adattarsi alle loro comunità, sentissero lo stesso legame.

Non essere mai pienamente accettati da nessuna parte della tua identità (e non sentirti mai pienamente parte di essa) significa che le persone bi-multirazziali sono spesso oggetto di domande sull’autenticità razziale. L’identità personale non dipende solo dal tuo background genetico; è anche influenzato dall’educazione, dalle esperienze, dalla personalità e dalle scelte. Per questo motivo, non esistono due identità uguali e non esiste una categoria ordinata in cui le persone bi-multirazziali si adattano quando si tratta di razza o identità.

Forse ci sono dei limiti alla nostra comprensione della realtà; non è infatti possibile avere nella stessa testa il sapere uno scienziato, la larghezza di vedute di un ambientalista, l’abilità di un politico, la capacità organizzativa di un imprenditore, la profondità percettiva di un artista. Per la maggior parte degli umani una certa quantità di scaltrezza può bastare. Alla stessa stregua, ci sono dei limiti nella comprensione di una mente bi-multirazziale, ma ciò non può impedire lo sforzo di vivere in armonia senza perdere tutte le nostre diversità.

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“Una vita è come un giardino. Momenti perfetti si possono vivere, ma non preservare, se non nella memoria. Lunga vita e prosperità”. Spock dixit.

Lunga vita e prosperità” dice Spock quando saluta con il gesto tipico della mano alzata, a “V” formata con il palmo in avanti, le dita separate tra l’anello e il medio; un saluto che proveniva dalla prospettiva culturale unica dell’attore (Nimoy, infatti, figlio di immigrati, cresciuto in una casa ebrea ortodossa, ha detto che è stato ispirato dopo una benedizione eseguita da sacerdoti ebrei).

Semplicemente, potremmo vivere a lungo e prosperare in pace, rispetto ed armonia, se solo lo volessimo, ma non abbiamo imparato a farlo. Probabilmente non lo faremo mai e il ponte di comando dell’astronave Terra rimane occupato da psicopatici intolleranti.

Se Spock fosse qui con me, ora, mi direbbe: “Concetto rozzamente espresso, ma essenzialmente esatto”.

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Multipotentialite Wantrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder IG MBA Métissage Boss Academy ,  MBA Metissage & Métissage SangueMisto.