E’ un periodo, questo, in cui tutti noi siamo bombardati dalla parola razzismo e da tutte le sue declinazioni. Per quanto vorremo proteggere i nostri figli dalle immagini scioccanti di Minneapolis & Co, i bambini non potranno fare a meno di ascoltare le conversazioni sulla razza, sulle differenze etniche e sul razzismo – e fare quindi delle domande. E’ un dato di fatto che il modo in cui i genitori risponderanno a queste domande potrà plasmare le future idee dei più piccoli in merito alla questione razziale.

 

Sono madre di tre figli multiculturali; sono stata, prima di loro, figlia multiculturale, multirazziale e consapevole del privilegio e dell’importanza che questo significhi. Sono cresciuta, prevalentemente ed equilibratamente, tra tre realtà e culture agli antipodi. Ho avuto la fortuna di essere stata influenzata anche da altri retaggi e tradizioni, che nulla hanno  avuto a che fare con la mia etnia o gruppo culturale. Sono consapevole di avere una grande responsabilità, quella cioè di partire dalla mia esperienza personale e dallo studio profondo sull’argomento e portarli in più vite possibili, nella speranza di poter essere d’aiuto a chi si sente un pesce fuori d’acqua e non sa come gestire l’enorme implicazione.

 

Vi siete mai chiesti perché vi riesce tanto difficile affrontare l’argomento, nonostante questo sia una delle migliori occasioni per farlo? Che tipo di risposta (e scusanti) vi siete dati?

 

So che sarebbe molto più facile spegnere la TV, girarsi dall’altra parte e stare nell’assoluto e fuorviante silenzio. Il fatto è che, comportandovi così, i bambini finiranno per le ricevere le informazioni altrove e, su quelle basi, vi costruiranno le loro idee, sicuramente diverse da quelle che voi genitori vorrete trasmettere loro.

 

E non trinceratevi dietro le solite banali scuse, semplicemente perché ritenete l’argomento scomodo e stressante. Non trincerativi dietro i:

 

  • “I miei figli sono troppo piccoli per conoscere la razza e il razzismo“. Non lo sono, anche se sono bambini piccoli o in età prescolare. Ovviamente, un’intensa conversazione sulla violenza della polizia e l’ingiustizia razziale non è appropriata. Ma ci sono cose che puoi fare. Leggi loro libri illustrati e, successivamente, mostra loro semplici programmi TV e film che celebrano bambini di tutti i colori, culture e religioni, assicurandoti di includere esempi di questi bambini che fanno le cose di tutti i giorni in modo che non vedano la differenza come qualcosa di “esotico”. L’idea, qui, è quella di contrastare eventuali messaggi pregiudizievoli che i bambini potrebbero ricevere, creando un ambiente in cui possano conoscere le differenze e le somiglianze tra persone di razze, culture e religioni diverse in tenera età. Puoi anche modellare le interazioni interrazziali e interreligiose e cercare attivamente diversi gruppi di gioco e assistenza all’infanzia.

 

  • È troppo imbarazzante e difficile.”  Sì, può essere difficile parlare di razzismo ai bambini. Vogliamo proteggerli da cose orribili che accadono nel mondo il più a lungo possibile. Ma le minoranze non hanno altra scelta che conversare con i loro figli presto e spesso. È un privilegio vivere in circostanze in cui il sottrarsi all’elusione è persino un’opzione. Ma, francamente, è solo un’opzione se decidi che il tuo disagio è più importante della cura di coloro che sono presi di mira. Il silenzio perpetua i sistemi che mantengono il razzismo in atto.

 

  • Non è necessario perché ho insegnato loro ad essere color-blind“. Ah, la vecchia storiella del “colourblind”. Se hai insegnato ai tuoi figli che la razza non ha importanza, non esiste e che dovrebbero ignorare il colore della pelle delle persone, probabilmente lo hai fatto con le migliori intenzioni. Ma l’impatto di questa storiella, è, in definitiva, negativo. La razza è importante. Lo sappiamo. L’approccio della colorazione cromatica porta all’ignoranza intorno alla discriminazione affrontata dalle persone di colore (sì..di colore.. perchè di colore non è solo il nero!). E sappiamo tutti a cosa porta l’ignoranza.

 

  • “Il razzismo non è una cosa così diffuso in Italia.” Gli Italiani ce lo ripetono sempre, fino allo sfinimento ed abbiamo finito per crederci seriamente. Spoiler: non è vero!!!! Ci sono situazioni subdole di continue discriminazioni e trattamenti ingiusti, che passano tranquillamente per una pacca sulla spalla e un “non è così grave come in America”. Prima glielo spiegate ai vostri figli, prima capiscono la differenza tra atteggiamenti subdoli e quelli plateali.

 

  •   “Potrei rovinare tutto; non so come farlo nel modo giusto.” Mandare all’aria una conversazione importante è una paura che molti genitori sperimentano, ma non puoi lasciarti paralizzare dal fare la cosa giusta. Se hai bisogno di aiuto, prova una delle tante miriadi di risorse su internet, come le guide suddivise in base all’età, per parlare ai bambini del razzismo, o, libri che ti aiuteranno a parlare con i tuoi figli del razzismo (se avrete pazienza, scriverò presto per voi una bella guida per la scelta di libri che aiutino i genitori a parlare di questo spinoso tema).

 

Cominciate a non sottovalutare la capacità dei bambini di comprendere le questioni di razza e ingiustizia. Già a  tre anni i bambini sono consapevoli della razza e del colore della pelle, e non hanno paura di fare domande. Voi non dovete avere paura di fornire le risposte. Il tema della razza è abbastanza semplice da affrontare quando un bambino si accorge per la prima volta del colore della pelle. La questione del razzismo, invece, è comprensibilmente più difficile da gestire. Pochi genitori considerano sé stessi o i propri figli razzisti, deviando l’argomento, invece, a comportamenti intenzionali di rabbia o cattiveria nei confronti di gruppi di persone diverse. Ma l’intenzionalità non sempre è indicativa del razzismo; molte persone non hanno alcuna intenzione di ferire intenzionalmente, eppure esprimono, comunque, giudizi basati sulla razza. Questi giudizi  provengono da pregiudizi razziali impliciti, idee che interiorizziamo grazie alle nostre interazioni e conversazioni sociali di tutti i giorni, il che si traduce in credi e ideologie che magari nemmeno sappiamo di avere, ma che determinano comunque un involontario atteggiamento razzista. Il lavoro di ogni genitore dovrebbe essere quello di iniziare ad affrontare questo pregiudizio razziale implicito nella vita di tutti i giorni, magari presentando, frequentemente, i bambini a persone di razze diverse, insegnando loro chi sono come individui e come i famosi modelli di ruolo di una varietà di contesti culturali può avere un forte impatto nel ridurre i preconcetti impliciti contro le persone di altre razze.

 

L’obiettivo dovrebbe essere quello di crescere bambini che sappiano esprimere nozioni di equità razziale, che riescano a percepire le disparità razziali come un problema, e che possano svolgere il loro piccolo ruolo nel mondo per contrastare il grosso problema del razzismo. E questo significa riconoscere le idee razziste che i bambini possono aver interiorizzato – inconsciamente o meno – e indirizzarli, invece, verso un comportamento antirazzista.

 

Sviluppare empatia, compassione e un senso di giustizia sin dalla giovane età aiuta infatti i bambini a diventare adulti desiderosi di rendere il mondo un posto migliore. Per i genitori, questo significa fare un respiro profondo e affrontare le spinose conversazioni su razza e razzismo.  Al di là di come inizi la conversazione, i genitori dovrebbero far passare il messaggio che va bene ed è importante parlarne.

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Come crescere figli antirazzisti?

 

Parlate con loro

Se le recenti rivolte hanno spinto i vostri figli a fare domande su razza e proteste, sfruttate questo momento come punto di partenza per affrontare una conversazione più ampia. Parte di queste conversazioni avranno anche bisogno di una profonda riflessione da parte degli adulti. Non si tratta solo del bambino, ma anche del lavoro che deve fare l’adulto. Comprendere la storia delle relazioni tra razze del proprio Paese, e la varietà di modi in cui le dimostrazioni possono manifestarsi, renderà più semplice discutere di questi argomenti con i bambini. 

Potete trovare risorse che vi aiuteranno ad orientare la discussione, grazie a strumenti concreti, su questi due portali web:

–  Talking About Race  del NAAMHC;

Tolerance

Il concetto di oppressione viene introdotto come come “una combinazione di pregiudizio e potere istituzionale che genera un sistema che, in maniera sistematica e profonda, discrimina alcuni gruppi a beneficio di altri”. Sono ottimi strumenti per far sì che i bambini riflettano su quello che può aver portato a queste proteste globali, al di là della morte di un uomo: ovvero il fatto che gli afroamericani siano molto più poveri degli altri gruppi di americani, che questo gruppo sia stato di gran lunga più colpito dal COVID-19 per via del difficile accesso alla sanità o motivi affini, e che le persone di colore vengano uccise (“ferite”, in caso stiate parlando con bambini molto piccoli) da ufficiali di polizia in numero nettamente superiore rispetto alla popolazione di bianchi. E’ importante coinvolgere i bambini in queste discussioni in modo da non ostacolare la loro capacità di elaborare questi temi, ma vanno guidati, accompagnati nel processo stesso di elaborazione dei messaggi che ricevono su di sé e sugli altri; bisogna lasciar loro lo spazio necessario per i loro viaggi emozionali e processi di metabolizzazione.

 

Fate attenzione ai loro giudizi

 

Se vostra figlia dice, “Quella donna è marrone!” ed è vero, allora sentitevi liberi di confermare.

Non è razzista osservare la razza di una persona. La riluttanza a dare credito all’osservazione della bambina potrebbe far passare il messaggio sbagliato. Quello a cui i genitori devono prestare attenzione sono eventuali giudizi di valore che i bambini possono attribuire inconsapevolmente a quelle differenze, e in quel caso correggerli con garbo.

Rispondete a vostro figlio con domande aperte, prive di giudizio, per comprendere come mai possa aver fatto una determinata affermazione. Domande semplici tipo “Perché la pensi così?” o “Cosa ti fa affermare ciò?” possono aiutare ad avviare una conversazione. A quel punto potete spiegare cosa sono gli stereotipi, e poi ragionare con vostro figlio e trovare alcuni esempi che mostrino come questi stereotipi non rappresentino effettivamente la realtà.

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Aiutate i vostri figli a riconoscere il pericolo di una visione razzista

Se sentite vostro figlio esprimere un’idea su un gruppo di persone senza rendersi conto che si tratta di un pregiudizio, coinvolgetelo in una conversazione sul tema che sia appropriata alla sua età. Per i bambini più piccoli potete incentrare la conversazione sul perché le parole possono far male e come possono far sentire una persona. E anche se i bambini più grandi di solito sono già stati abituati a non fare commenti spudoratamente razzisti, può accadere che saltino comunque fuori. 

E’ importante esaminare, genitori e figli insieme, sia l’intento dell’affermazione sia il suo impatto involontario. Per esempio, se vostro figlio afferma “anche le persone di colore possono essere razziste”, quello è un invito a intraprendere una conversazione. Chiedete al bambino se è accaduto qualcosa che gli ha fatto venire in mente quel pensiero, e parlate di come si è sentito quando ha fatto quell’affermazione.

Chi beneficia e chi ci rimette da un commento del genere? Ascoltate con partecipazione gli eventuali sentimenti di rifiuto o esclusione, e pensate a un modo per riconciliare queste sensazioni.

Più il bambino è grande, più può essere sofisticata la conversazione intavolata. Ma non dovremmo mai evitare di sottolineare le idee razziste ai nostri figli. Così come non dovremmo mai evitare di proteggere i nostri figli con idee antirazziste.

 

Aggiornate la biblioteca domestica

 

Date uno sguardo accurato ai libri, ai film, ai programmi televisivi che vostro figlio usa, e noterete uno schema dei gruppi maggiormente presenti. Prendete in considerazione di far conoscere alla vostra famiglia altri media che rinnovino l’immaginario di quello che può essere considerato un eroe, un vicino di casa, o un amico.

Sappiamo che la gran parte dei libri illustrati sono incentrati su personaggi di pelle bianca, e che i personaggi neri o di colore sono anche meno rappresentati degli animali e di altri personaggi dei cartoni animati. Andate in cerca di libri che abbiano protagonisti neri, di colore, e indigeni rappresentati in situazioni normali, non solo quelli che si concentrano su storie di schiavitù e ingiustizia.

Cercate libri con illustrazioni che celebrino la diversità e che espongano i vostri figli a punti di vista diversi. Avete trovato qualcosa di davvero bello? Compratene una copia in più da donare alla biblioteca della scuola.

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Introducete la diversità nei vari aspetti della vostra vita

Per far sì che i bambini abbraccino ideali antirazzisti, devono essere esposti a persone diverse da loro. Se il loro gruppo di amici è tutto troppo simile, forse è il momento di incoraggiare un po’ di diversità tra i loro compagni di gioco. Può anche essere un’opportunità per i genitori per portare un po’ di diversità anche nella loro vita. Espandere la rete sociale in maniera da includere razze, generi, abilità e religioni diverse.

 

Questo dà vita a un comportamento antirazzista nei vostri figli e fornisce un’opportunità per parlare del valore della diversità. Ha un effetto a cascata sui bambini perché, così facendo, voi state suggerendo che la diversità è un bene. Fornisce ai bambini accesso a una varietà di punti di vista, cibi, storie e prospettive diverse.

 

Ovviamente, l’obiettivo non è semplicemente quello di correre fuori e stringere un’amicizia con una persona solo perché è di razza differente. Piuttosto, riflettete su quello che magari fate inconsciamente e che pone un limite alle interazioni della vostra famiglia. Pensate, da genitore o da famiglia, dove investite tempo e risorse. Prendete in considerazione di provare un’attività extrascolastica in un quartiere per voi nuovo,  o di fare qualche esplorazione che vada oltre le consuete attività del weekend, per consentire alle relazioni di svilupparsi naturalmente. 

 

Andate in cerca di altre attività che possano esporre i vostri figli a prospettive diverse. Provate a partecipare a eventi presso la biblioteca locale, a visitare allestimenti museali che trattino il tema della razza, o a fermarvi a eventi culturali dei centri della comunità locale presenti tutto l’anno. L’esposizione può aiutare ad ampliare l’idea di inclusione.

 

Non lasciate che la conversazione sulla razza si svolga una tantum

 

Non bisogna programmare un momento preciso per “parlare di razza”. Le conversazioni avvengono in maniera naturale se si presta attenzione alle affermazioni dei bambini e si tengono d’occhio i modi inconsci attraverso cui trapelano i pregiudizi. Per esempio, se vostro figlio nota una pubblicità che manca di diversità culturale, parlate con lui di come quello spot potrebbe essere più inclusivo.

Se la vostra figlia adolescente si sta domandando perché non ci sono persone di colore in Friends, iniziate con lei una conversazione su come la serie potrebbe, invece, rappresentare più categorie. Incoraggiate il pensiero critico e invitate i vostri figli a parlare di quello che notano. La conversazione potrebbe portare a un discorso sulle diversità dei media che voi utilizzate per annotare quali persone di colore ricoprono ruoli di guida, di supporto, o rappresentano autorità, eroi e criminali. Poi confrontatevi e mettete a paragone le vostre note. In base a quello che avete scoperto, magari vorrete fare dei cambiamenti nel vostro approvvigionamento mediatico.

Da genitore, potete anche cercare un modo per rilevare naturalmente le disparità. Se vostro figlio vi fa notare che gran parte dei giocatori professionisti di basketball sono afroamericani, va bene anche far presente che la maggior parte di proprietari di squadre sono invece bianchi, e poi chiedere a vostro figlio cosa pensa che voglia dire? “Cosa noti qui? Cosa pensi che sia? Chi trae beneficio da questa situazione? Cosa possiamo fare noi?” Le risposte possono portare a discussioni utili sul privilegio, sulla razza, e sulla disuguaglianza – e aiutare vostro figlio a sviluppare ideali antirazzisti.

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Non pretendete di avere tutte le risposte

Più di ogni altra cosa, ricordate che non c’è un modo “giusto” per affrontare queste conversazioni. Proprio come altre conversazioni importanti e “scomode”, forse potrete ritrovarvi a sperare di aver risposto in maniera diversa, con il senno di poi. Accettatelo.

Per queste cose c’è bisogno di fare molta pratica. Tenete presente che essendo adulti, voi pensate a questi argomenti in maniera adulta. Fate capire ai più piccoli che queste sono conversazioni difficili da affrontare, ma allo stesso tempo anche estremamente importanti.

 

E non sottovalutate mai il fatto che il razzismo è ovunque, anche nei posti più impensabili! Non è sufficiente insegnare ai vostri figli tutto quello che sapete sulla diversità. Dovete educarli anche a quelle che sono le conseguenze e la realtà del razzismo. Non basta non essere razzisti, nè dire ai vostri figli che siamo tutti speciali. No! Dovete insegnare loro il senso della sofferenza e dell’ingiustizia. Sempre. Non ne dovete avere paura, perchè alla fine, cresceranno adulti in grado di contrastare qualsiasi forma di intolleranza, iniquità e vessazioni. E sarà solo merito vostro!

 

 

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Multipotentialite Wantrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder IG MBA Métissage Boss AcademyMBA Metissage & Métissage SangueMisto. 

 

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