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#prendiamolaparola #speakupitaly #blacklivesmatter

Fiumi di inchiostro sono stati versati sino ad oggi sull’argomento #georgefloyd, #blacklivesmatter e razzismo. Ognuno, bianco, nero, giallo e blu ha detto la sua, vuoi dettata dalla rabbia, vuoi dettata dall’intolleranza verso qualsiasi forma di discriminazione, vuoi per dar fiato alla bocca, vuoi perché, semplicemente scosso per una situazione a cui non aveva prestato alcuna attenzione, sino al 25 Maggio 2020, giorno in cui la Città di Minneapolis, da ridente megalopoli della Contea di Hennepin, nel Minesota, (regno incontrastato degli Sioux Dakota, a cui sono molto legata per lontanissime ragioni di discendenza famigliare e da cui ho “rubato” il nome di mia figlia Zandalee), divenne, incontestabilmente, degno del suo vero sopranome, “Murderapolis” .

 

Viviamo in un mondo – sì, tutti noi, ovunque -, progettato per danneggiare continuamente i neri; per perpetuare e infierire, con la violenza, sui  loro corpi; per tenerli sistematicamente e costantemente in uno stato di inferiorità permanente. Come dice Audre Lorde, “non siamo stati destinati per sopravvivere”.

 

Osservando, negli anni,  la manifestazione in forme di violenza estrema e la brutalità con cui viene applicata, non può che assalirci una momentanea forma di tristezza, arrabbiatura, vergogna, forse, anche, un impulso di furia incontrollata, poi sedata con l’illusione, o il pensiero, che, comunque la faccenda non ha nulla a che fare con noi. E da lì a qualche ora ci ritroviamo a fare la vita che abbiamo sempre fatto, risucchiati dal nostro solito tran tran quotidiano.

 

Quando diciamo, riferendoci agli Stati Uniti, che non tutti i poliziotti sono cattivi, la mia risposta è che non è rilevante. Non ha  importanza se sono brave persone, buoni genitori, vicini gentili. Come umani cresciuti in questa società, sono di default anti-neri e sono stati indottrinati, addestrati, da un’istituzione violenta che è stata anti-nera sin dal suo inizio. E’ stato dato loro l’autorità di portare armi letali e di agire in base ad un pregiudizio latente. Quando un ufficiale di polizia bianco si trova di fronte a un uomo nero, in quei pochi secondi preziosi, prima che venga premuto il grilletto, accadono 101 piccole cose; rullano dinnanzi ai suoi occhi tutti i preconcetti insegnati sin da bambino e si tramutano in 45 secondi in cui decidere se quel nero deve vivere o morire. E non si tratta di un pregiudizio inconscio, bensì di pensiero precostituito  che dovrà influenzarlo a decidere sulla vita di un’altra persona.

 

Per molti, in questi ultimi 11 giorni, l’essenza della vita è stata portare, con la loro presenza, la vita, la voglia di vivere e l’esasperazione per una situazione non più sostenibile, in strada. Per altri, quelli che hanno i mezzi per farlo, si è trattato di sostenere le varie organizzazioni che lavorano per combattere il razzismo violento. Per altri, ancora, è stato un periodo di lutto, di ricordi, di rabbia, di paura e di stanchezza. E poi … arrivano quelli che, improvvisamente, hanno colto l’occasione per apprendere o diffondere le idee che approfondiscono le comprensione e la testimonianza di quella che è stata tutta la storia razzista.

 

Ci si chiede da dove sbucchino tutti i bianchi che oggi, dall’inizio delle proteste sull’omicidio Floyd, dichiarano il loro totale disprezzo per la disuguaglianza e vogliono opporsi al sistema di oppressione sistemica razzista. Improvvisamente, i bianchi sono pronti a prendere una posizione contro il razzismo dopo non aver detto nulla per anni e non essersene mai interessati.

 

Dobbiamo ammettere, con grande dispiacere, che parte del motivo per cui il razzismo persiste è che i bianchi non fanno nulla al riguardo. Non sfidano i loro amici, né i loro familiari, né rimproverano i loro colleghi quando vedono il razzismo. Odiano la discriminazione ma non fanno nulla per combatterla.

 

Il razzismo è un fuoco e l’unica differenza tra un piromane e un altro piromane, sta nell’atto di accendere la fiamma. Se stai fermo e guardi le fiamme consumare una casa, sei ancora parte del problema. Non basta non essere razzisti se non si fa nulla al riguardo.

 

Ma che colpa vogliamo fare ai bianchi? Sull’argomento, la maggior parte, è fragile, frastornata, inquisitiva, necessita di capire quale sia il proprio posto giusto nel marasma delle proteste, tutto con la stessa intensità quanto i neri sono abituati al razzismo. Non credo che la maggior parte dei bianchi sia razzista. Penso che la maggior parte dei bianchi non pensi al problema razzismo, perché non lo ritiene necessario, non lo ritiene un suo problema, è qualcosa che NON può capire. Il privilegio porta ad incolpare sempre “gli altri”, invece di aiutare a riflettere ed a fare un lavoro intimo e personale su di sé, necessario a smantellare quel modo che si ha di valutare i sistemi di ingiustizia. Un lavoro per identificare come contribuiamo individualmente a questi sistemi iniqui. Un lavoro per riconoscere cosa significa essere bianchi. E’ un lavoro di analisi di come la paura bianca derivi dal pensiero di perdere potere e privilegio e dalla colpa bianca che ne deriva, mentre i neri temono di perdere la vita ogni giorno e sperimentano la colpa di non avere l’energia per parlare di un altro omicidio.

Dobbiamo dissezionare gli strati delle nostre identità mentre riconosciamo la complessità degli altri. Dobbiamo riconoscere la necessità di una continua espansione della conoscenza culturale e dobbiamo farlo senza il timore di sembrare ignoranti o sconvolgere la persona che abbiamo di fronte. Più tempo trascorriamo senza riconoscere che il razzismo individuale, istituzionale e interpersonale esiste ancora, più le persone nere la nostra gioventù continueranno a diventare degli hashtag, come #StopKillingUs o #blacklivesmatter.

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Sono una persona mista, non sono un’attivista (e non mi piace essere definita tale!), ma l’argomento sull’equità razziale, mi tocca doppiamente. Prima di tutto come persona responsabile. I compartimenti in cui mi interseco costantemente vanno dalla rabbia, espressa dalla mia parte nera, testimone nel tempo di innumerevoli atti di discriminazione, intolleranza e razzismo, e dalla consapevolezza del privilegio regalatami dalla mia parte bianca, che spesso mi ha tirato fuori da impicci davvero raccapriccianti. Il mio lavoro personale sta nel trasformare il mio senso di oppressione, rabbia e frustrazione, causate dal razzismo sistematico (anche verso persone a me molto vicine), in azioni che tendano  a far riflettere sull’assurdità di atteggiamenti razzistici (il più delle volte molto inconsapevoli), pur essendo molto convinta che non sia responsabilità dei neri educare i bianchi sui loro privilegi.

E’ decisamente un lavoro molto duro, ma va fatto, soprattutto da chi si crede immune al problema. Diventare culturalmente competenti sul tema non è un processo lineare. Tuttavia, si dovrebbe comprendere che la finalità è quella di spostare riflessioni e conversazioni, da ciò che significa essere non razzisti, a ciò che è focalizzato sull’essere attivamente antirazzista. Facilitare un processo per riconoscere ed esaminare la propria posizione nella società sulla base dell’intersezionalità delle proprie identità.

Per interrompere il razzismo sistemico, dobbiamo lavorare insistentemente. Cosa questo significa per ognuno di noi, dipende da chi siamo, dove viviamo e con chi interagiamo. Ognuno di noi ha particolari sfere di influenza, in cui possiamo aiutare a modellare le mentalità e quindi i comportamenti degli altri. Chiediti quali messaggi stai inviando a familiari, amici, luoghi di lavoro, luoghi di culto e attività esterne. Stai facendo qualcosa di concreto o stai zitto di fronte al razzismo? Le persone a volte pensano:” Beh, non sto “razzisticamente” offendendo nessuno e non sto facendo nulla di odioso, quindi, non ho alcuna responsabilità “. Non è così. Non basta. Il sistema che ci circonda è rafforzato dal silenzio. Quindi devi romperlo quel silenzio e prendere una posizione davanti a micro o macro aggressioni a cui assisti.  Le azioni individuali eguagliano l’impatto collettivo

È facile pensare che le decisioni che prendi siano limitate a come influenzano la tua vita. Ma le decisioni individuali scatenate dal razzismo e dai pregiudizi si sono storicamente trasformate nella psiche collettiva di molte nazioni. Collettivamente, abbiamo un’altissima capacità di tollerare il razzismo. Ciò deriva da tutte quelle miriadi di aggressioni e ostilità che permettiamo di avere controllo nelle nostre società. La violenza si verifica dopo che la tolleranza si è accumulata in forme minori di razzismo. Non riuscire a sfidare il razzismo e il pregiudizio equivale, comunque, a partecipare a una versione di violenza che sfocia in questi eventi devastanti. Bisogna cambiare la mentalità. Diventare anti-razzista inizia con il cambiare la propria mentalità. Ciò significa, ad esempio, che quando si ha un pensiero prevenuto o razzista, si mantiene quel pensiero e lo si rivaluta prima di metterlo in pratica. Rimuovere i pregiudizi nella tua mente può essere difficile perché di solito è un pregiudizio inconscio. Non puoi filtrare i pregiudizi a meno che tu non ne sia consapevole.

Affronta, quindi,  il problema chiedendoti come ti atteggi dinanzi a questi temi, che si tratti di stereotipi o comportamenti discriminatori. La consapevolezza è il primo passo.

  • Istruisciti sul razzismo. È tempo di iniziare a leggere ed approfondire argomenti sul razzismo.

  • Cerca di comprendere la definizione di razzista. Le conversazioni sul razzismo spesso degenerano quando i partecipanti non sono in grado di definire il significato della parola. Il razzismo è una concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. Essa è alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’. Poche persone ammetterebbero che questa definizione rifletta i loro punti di vista, tuttavia credono, consapevolmente o, inconsapevolmente, nelle idee razziste. Si sostiene una politica razzista anche tacendo dinnanzi ai soprusi; bisogna costringere,  incisivamente,  la persona  a ritenersi responsabile delle proprie idee e azioni.

  • Smettila di dire “Non sono razzista”. Non è sufficiente. E’ spesso un atteggiamento egoistico perché, definendo te stesso come “non razzista”, ti stai impedendo di  vedere come le tue idee, pensieri e azioni potrebbero essere davvero razzisti.

  • Parla tra la cerchia delle persone che conosci. Potresti avere amici, familiari e colleghi con vari gradi di complicità con il razzismo. Se fanno un’osservazione razzista, è più facile ignorarlo per non creare conflitti, ma sfidare i commenti razzisti richiede uno sforzo; potrebbe metterti a disagio o addirittura provocare conflitti o perdere opportunità. Devi essere disposto, impegnato e in grado di confutare le osservazioni problematiche e coinvolgere le persone in conversazioni informative. Quando si verificano questi casi, dì che ti senti a disagio con quello che la persona che hai davanti sta dicendo, perché ti suona razzista. Quella persona deciderà se chiederti il perché. In caso contrario, prova a parlare in seguito con quella persona e chiedi se puoi condividere ciò che hai imparato e la storia che ha reso offensivo il suo commento. Forse quella persona vorrà parlare di più. In caso contrario, quanto spingi dipende dalla tua relazione. L’obiettivo non è vincere sull’argomento, ma provare ad interrompere qualsiasi forma di complicità con il razzismo. L’unica cosa sbagliata da dire è non dire niente.

  • Presta attenzione alle microaggressioni perpetuate, consapevolmente o inconsapevolmente. Ad alcuni possono dare molto fastidio e potrebbero viverle come una vera e propria mancanza di rispetto.

Alcuni bianchi sanno che per diventare antirazzisti, devono iniziare ad ascoltare e rispolverare la storia del razzismo nei loro paesi. Il comportamento razzista è come la punta dell’iceberg: chiamando le persone con termini razzisti o minacciando le persone sulla base della razza è il risultato finale di una base di pregiudizio profondo, instilato nel tempo. Poi c’è la parte dell’iceberg che non è facilmente visibile alle persone, se non prestano la dovuta attenzione. Ciò include una serie di atteggiamenti, comportamenti e politiche sottili ma insidiosi. Tra questi ci sono le microaggressioni. Sono brevi e comuni indignazioni verbali, comportamentali o ambientali.

Le microaggressioni possono essere intenzionali, non intenzionali o persino ben intenzionate, ma comunicano al ricevente ipotesi razziali ostili, sprezzanti o negative. E hanno un effetto insidioso sulla psiche di una persona nera e/o non bianca, e sulle continue assunzioni razziste.

Ma quali sono queste microaggressioni comuni?

“Parli così bene” o “Non sembri nero”. Questa osservazione sembra un complimento, ma è offensiva per molti neri;  perché non dovrebbero parlare bene la propria lingua? Quando lo dice una persona bianca, di solito implica che non si aspetterebbe di sentire coerenza da una persona nera. La persona nera non si è adattata allo stereotipo offensivo della persona bianca, quindi la persona bianca si è complimentata con loro per non aver adattato il preconcetto. Ce n’è davvero bisogno?

“Il privilegio bianco non esiste.” Le differenze nei privilegi razziali si verificano anche su base personale. Privilegio bianco significa anche non doversi preoccupare se la tua acconciatura ti costerà un lavoro o addirittura un colloquio. Non devi preoccuparti se qualcuno ti sta seguendo in un negozio perché pensano che potresti rubare qualcosa a causa del colore della tua pelle.

“Tutte le vite contano.” Sì, tutte le vite contano, ma in questo contesto sono le vite nere che non vengono trattate con rispetto. Da qui il movimento Black Lives Matter. Quando qualcuno dice “tutte le vite contano” senza riconoscere il movimento, stanno ignorando quello che realmente significa la vita di un nero in un contesto di discriminazione.

“Non sono razzista; ho un amico nero.” Le persone che affermano questo, potrebbero equiparare il razzismo al pregiudizio. Il pregiudizio è un atteggiamento basato su stereotipi. Il razzismo implica le politiche e le pratiche che perpetrano le nozioni di superiorità bianca e inferiorità delle persone nere. Non puoi nutrire pregiudizi razziali o odio nel tuo cuore, ma i legami con le persone di colore non ti impediscono di impegnarti in comportamenti discriminatori e/o di non riuscire a sfidare le pratiche razziste.

“Posso toccarti i capelli?” La curiosità è OK, ma non lo è attraversare i paletti. La domanda potrebbe non essere intenzionalmente offensiva, ma può far sentire una persona nera come se fosse un animale in mostra, dal momento che probabilmente non lo faresti a nessun’altra razza. Continua anche l’idea antiquata dei neri come “altra” o novità scientifica.

“Siamo tutti una razza umana / grande famiglia felice.” Questa affermazione cerca di alleviare il razzismo o le sue lamentele. La frase è biologicamente corretta data la somiglianza genetica. Ma in termini di interazioni sociali, non ci comportiamo come se fossimo tutti una razza.

Non vedo colore; non mi importa se sei bianco, nero, giallo, verde o viola.” Sei Color-blind. L’intenzione è inclusiva, ma i neri dicono che il loro colore e la loro identità contano e influenzano il modo in cui vivono il mondo. Dire che questo è offensivo, perché potrebbe implicare che non stai ascoltando o non ti preoccupi di ciò che altri gruppi di persone ti stanno dicendo.

Stringendo la borsa o schivando mentre si passa un uomo nero. Questo comportamento implica che gli uomini neri sono pericolosi. Si basa su una paura che risponde a uno stereotipo che classifica gli uomini neri come minacce.

Leggendo questo elenco di microaggressioni, forse penserai: “Non sono troppo esagerati?” .

Se fossero stati casi isolati, forse. Tuttavia, le microaggressioni sono molto più comuni di quello che pensate. Una ricerca ha dimostrato che le microaggressioni contribuiscono all’aumento della pressione sanguigna, alle reazioni fisiche ed al malessere psico-fisico in generale.  Usurano le persone e devono essere prese sul serio.

La cosa più importante che un  bianco può fare è combattere le battaglie dei neri quando non ci sono persone “di colore” in giro. Il problema è che troppe persone affermano di combattere contro il sistema, ma non reagiscono contro il pregiudizio e il razzismo quando non ci sono persone di colore in giro.

Per essere un migliore alleato, educare te stesso è della massima importanza, e, questo, è uno sforzo a lungo termine. È come correre una maratona: devi allenarti. Educa te stesso e poi prendi l’impegno di parteciparvi per un lungo raggio.

Eccovi qui la lista di alcune manifestazioni che si terranno nelle varie Piazze d’Italia:

https://meticciamente.wordpress.com/2020/06/06/manifestazioni-antirazziste-giugno-2020/

Pur essendo consapevoli dei contesti differenti da quelli degli Stati Uniti, si sono attivati, in Italia, molte realtà di attivisti, per dare il proprio sostegno nei confronti della popolazione afroamericana e a denunciare il razzismo sistemico nella nostra società, prendendo la parola, collettivamente, contro le politiche e le disuguaglianze razziali, in America, e, contro le prevaricazioni e pregiudizi nei confronti dei neri, in Italia, dove, sorprendentemente, vi è ancora radicalizzata un’idea di superiorità culturale ed etnica. L’attivismo in Italia, ha lo scopo di affrontare l’afro-fobia, il concetto del nero visto come straniero e dar voce alle persone nere vittime di razzismo sistematico. E’ fondamentale che tutti, attivisti o no, contribuiscano e si mobilitino affinché vi sia una fine a queste discriminazioni a cui assistiamo, sistematicamente e quotidianamente.

In particolare, in Italia, c’è un’iniziativa portata avanti dalle persone direttamente interessate: italiani neri e/o di origine straniera. Vi chiediamo di partecipare creando un video/foto con didascalia per raccontare il razzismo che vivete sulla vostra pelle e invitiamo le persone privilegiate all’ascolto e alla condivisione dei contenuti. Utilizzate gli hashtag #prendiamolaparola e #speakupitaly, condividete su tutte le piattaforme e divulgate l’iniziativa il più possibile! #BlackLivesMatterItaly

Quanto agli altri, nessuno si senta escluso, ma prenda questa occasione per sintonizzarsi all’ascolto e condividere i nostri contenuti con gli stessi #hashtag.

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy . & Métissage SangueMisto.

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