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Desidero consigliare a tutti gli adolescenti mixed che mi seguono, alcune letture molto interessanti, uscite in questo ultimo periodo. Oggi ho scelto questa fascia d’età, perché sono libri consigliati dai miei figli, adolescenti pure loro, e da me letti, per confermare la validità delle storie raccontate e/o dei temi trattati. Sono libri in inglese, ma sono sicura che non avrete nessun tipo di problema a leggerli, perché gradevoli e stimolanti. Se avrete bisogno di altri consigli, potrete scorrere:

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BLACK BOY, WHITE SCHOOL, by Brian F. Walker

Iniziamo la carrellata con “Black Boy, White School“, di Brian Walker. Un libro decisamente immerso in quelli che sono gli aspetti più aspri nella scoperta di un’identità fragile e sul tema delle classi razziali.

Anthony Jones, un adolescente quattordicenne, afro-americano, soprannominato “Ant”, cresce a East Cleveland, posto da cui non si era mai mosso, dove la speranza è rappresentata proprio dal lumicino di una candela, e dove c’è molta violenza, droga e povertà. Vince una borsa di studio per frequentare una scuola privata nel Maine, ma non vuole lasciare la sua cittadina. Finché uno dei suoi migliori amici viene ucciso ed il dolore lo spinge ad accettare la proposta. Quello che si trova ad affrontare, per lui, è inimmaginabile. Razzismo e discriminazione lo porta a far vacillare la propria identità, mentre si arrovella in decisioni tra l’adattamento e la ribellione. A scuola, nel Maine, lo chiamano “Tony”, non importa quante volte li corregga; pensano sia di Brooklyn, perché è da lì che tutti i ragazzi neri di quella scuola arrivano; pensano sia un giocatore di basket, perché tutti i ragazzi neri di quella scuola sono giocatori di basket, e, quando si oppone al fanatismo della pratica di nonnismo, viene considerato pericoloso. Combattere gli stereotipi è difficile, cercare di adattarsi mantenendo la propria identità, ancora più difficile. Ottimi spunti sul tema del razzismo e sulla frustrazione dell’essere giudicato. Walker avrebbe potuto dipingere “Ant” nel solito modo del nero arrabbiato e  stereotipato, invece troviamo un personaggio vulnerabile, che non si adatta a nessuno dei suoi mondi, ma, che, in un modo, o nell’altro, cerca di autodeterminarsi.

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NOT SO PURE AND SIMPLE, by Lamar Giles

Questo è assolutamente un libro che mi sento di Stra-Stra-Stra consigliare ai ragazzi adolescenti. Racconta dei patemi d’animo di un ragazzo adolescente, Del,  mentre tenta di attirare l’attenzione di una ragazza, Kiera Westing, che gli piace, sin dai tempi dell’asilo. Finalmente, durante il loro periodo adolescenziale, Del trova il modo di avvicinarla, accompagnadola in un servizio di volontariato nella loro chiesa, anche se, poi, si rende conto di aver sottoscritto, inavvertitamente, un voto di castità.

Con tutti i consigli che gli vengono dati, da varie persone, impara a prendere le proprie decisioni e a convivere con le conseguenze. Questo romanzo è una lettura diversificata che si concentra su un argomento che è essenziale per gli adolescenti: le interazioni che un ragazzo ha con il sesso opposto e come trattare le persone da cui sei attratto.

Il  libro si concentra sulla crescita di Del mentre impara come le ragazze vogliono essere trattate (non come pensa di trattarle); e che alla ragazza che gli piace potrebbe non piacergli sempre. Giles porta il lettore al momento in cui le relazioni con il sesso opposto possono essere fonte di confusione. Emozionante, ma confuso. L’autore lo fa con un senso dell’umorismo e una sensibilità apprezzabile, riconoscendo le emozioni confuse dei ragazzi adolescenti. Del è un ragazzo imperfetto ed egoista perché non considera quali siano le esigenze di Kiera, o i suoi sentimenti né quello che avrebbe fatto una volta raggiunto il suo obiettivo, ma questo non lo rende cattivo.

C’è una trama seria, che tratta l’importanza dell’ educazione sessuale adolescenziale e di come nessuno si prenda la briga di insegnarlo. Di come ogni ragazzo impara lezioni difficili su incontri, amicizia e mascolinità tossica (da non confondere con la mascolinità in generale; la mascolinità tossica è uno dei modi in cui la società patriarcale danneggia gli uomini. Si riferisce alle attitudini costruite socialmente che descrivono il ruolo di genere mascolino come violento, non emotivo, sessualmente aggressivo, e così via). Tratta delle visioni opposte, del mondo degli  adulti e di come i loro atteggiamenti possono influenzare la vita degli adolescenti e, non riguarda solo le complessità del sesso stesso, ma anche la necessità di rispettare i membri del sesso opposto. Tratta, inoltre, importanti argomenti  quali lo stupro, il sessismo, il gossip nelle comunità e nei social media e la malsana colpa della chiesa nell’entrare nella vita degli altri con forte ingerenza.

La cosa molto interessante di questo libro, è che è uno dei pochissimi libri in cui un protagonista maschile discute sull’educazione sessuale e lo fa da una prospettiva maschile.

E’ una storia importante che deve essere raccontata. Le relazioni possono essere un campo minato quando sei un adolescente, ma ci sono alcune lezioni da imparare, esplorando la complessità di cosa significhi essere “un vero uomo”,  che possono farlo sembrare meno problematico.

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BLACK GIRL UNLIMITED, by Echo Brown

Anche questo libro esplora, senza timore, le intersezioni tra povertà, violenza sessuale, depressione, razzismo e sessismo, ma lo fa in modo autobiografico, raccontando la storia di una ragazza afroamericana, Echo, appunto, proveniente da una famiglia povera e disfunzionale. Sua madre, April (Aprah), uscita da abusi sessuali infantili e da una tragedia accidentale,è dipendente dal crack. Suo patrigno, Ed, è dipendente dall’alcol. I suoi fratelli, Rone e Dre, sono dipendenti dalla vita di strada. Per far fronte al dolore e al trauma intergenerazionale, Echo crede che lei e sua madre siano streghe. Con l’aiuto di altre streghe, si trasferisce da un portale all’altro, per guarire e rompere le maledizioni generazionali. Riesce a farlo, sconfiggendo il razzismo, il colorismo, la povertà, gli abusi sessuali, la dipendenza, la depressione, il sessismo e la misoginia.

Non è un libro facilissimo da leggere, perché intrisa di dolore e traumi, e, forse ad alcuni non piacerà la parte in cui introduce la magia come la panacea di tutte le sofferenze della sua famiglia, ma, secondo me, la forza di questo libro sta proprio in questa fragilità nell’uso della magia, nel realismo magico adottato  come metafora della resilienza, del coraggio e della capacità di gestire un trauma. Gli universi parralleli da lei brillantemente  usati per passare da vittima delle circostanze a personaggio allegorico in grado di tenere in pugno la propria vita, dà un tocco di visione allegorica su un mondo che, per molti, è davvero denso di sofferenze. Una storia incredibilmente stimolante, forte e potente che riconosce la perseveranza e la speranza come lieto fine.

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DREAD NATION, by Justina Ireland

 

Io, questa l’ho tenuta per ultima, perché è il mio non plus ultra di questo quartetto.

Si dice che un libro non vada giudicato dalla copertina; io invece inizio proprio da lì, perché la copertina di questo libro ha reso onore alla mia passione per la storia (ed in particolare per quella sulla guerra civile americana!). Una copertina così non poteva certo deludere le mie più nobili aspettative (sempre viste in un ottica adolescenziale! Ricordatevelo! Non è un tomo di scritto da Abraham Lincoln,  per il circolo Ufficiali!).

 

In “Dread Nation”, il mondo è sconvolto perchè i morti risorgono dalle loro tombe a Gettysburg. Al fine di salvare ciò che resta degli Stati Uniti, la Guerra Civile termina in un compromesso che libera gli schiavi ma li costringe a scuole di combattimento che li addestrano a uccidere i “non-morti”.  Jane McKeene, un’adolescente mista, nata due giorni prima che gli zombie uscissero dalle loro tombe,  da una madre bianca, viene spedita nella più prestigiosa delle scuole, Miss Preston, a Baltimora, dove affina le sue abilità. Durante il giorno si allena con altre ragazze dalla pelle più scura, desiderose di essere selezionate come guardiane di una ricca famiglia bianca (risparmiandole in tal modo dalle difficoltà di combattere i malvagi in prima linea), e di notte bazzica nella campagna, tirando fuori gli zombie e salvando gli innocenti.

Ma quella non è una vita che Jane vuole. Finita con la sua istruzione alla scuola di combattimento, Jane è pronta a tornare nella sua casa del Kentucky e non presta molta attenzione alla politica, ai discorsi sul ritorno dell’America alla gloria dei suoi giorni gloriosi, prima che i morti uscissero dalla tombe. Ma quando le famiglie della contea di Baltimora iniziano a scomparire, Jane si trova nel bel mezzo di una cospirazione, quella che la trova in una lotta disperata per la sua vita contro alcuni potenti nemici. E i morti irrequieti, a quanto pare, sono l’ultimo dei suoi problemi.

Non mi dilungo ulteriormente, perché il libro va davvero letto; ma va fatto sempre e comunque nell’ottica di un adolescente, altrimenti, vi perdete in incomprensioni nella trama e nella fantasia distopica usata.

Sappiate, comunque, che il libro non si allontana mai dagli argomenti sgradevoli del razzismo e della supremazia bianca. Qui è usato nel contesto dell’ambientazione storica con una scrittura semplicemente (ed adolescenzialmente) favolosa;  il mondo che la Ireland  ha creato in “Dread Nation” è spaventoso in più di un modo. Gli zombi, conosciuti come “shamblers” nel libro, sono una minaccia definitiva in questo mondo, ma non sono gli unici nemici. Come in ogni buona storia di zombi, le persone – bianchi, fanatici religiosi, nel caso di Dread Nation – sono la più grande minaccia per le persone nere.

Dread Nation è l’esempio perfetto del perché abbiamo bisogno di più diversità nel pool di autori per libri Junior. Solo una donna afro-americana poteva scrivere questo libro, perché la vera storia della civiltà americana, è incisa nelle ossa dei neri. Viene tramandata, attraverso le generazioni, come frammenti di ricordi intrisi di un sottotesto. Una sola frase porta con sé un tono di rispettabilità e le implicazioni della rivoluzione. Sarebbe auspicabile insegnare ai figli e ai nipoti come interpretare, non solo ciò che dicono gli oppressori, ma ciò che non dicono. Insegnare loro a vedere cosa fanno, cosa rifiutano di fare e cosa promettono di fare, ma mai faranno. E aggiungiamo quelle lezioni  al percorso, sperando che la prossima generazione sia in grado di fare ciò che questa non ha potuto. L’autrice ha attinto alla conoscenza collettiva americana del passato e ai sogni per il futuro e l’ha riversato nel libro. Ha rivelato la verità della vera America riscrivendo quella immaginaria.

Questo libro non mi è semplicemente piaciuto, ma mi ha dato l’illuminazione di usarlo per spiegare, ai miei ragazzi, certi duri argomenti storici, come l’oppressione razziale sistemica. Certo! A chi verrebbe in mente di usare una trita storia fiction fantasy di zombies, per spiegare la storia a dei giovani adulti? Eppure, il modo di scrivere di Justina Ireland, i personaggi, , l’ambientazione, il ritmo, i temi, la storia stessa, hanno aiutato molto e, soprattutto, funziona, più di qualsiasi lezione noiosa. Un po’ come quando mio figlio studiava storia, con strepitosi risultati scolastici, sul gioco di “Assasins Creed“.

BUONA LETTURA A TUTTI!

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@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy . & Métissage SangueMisto.