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Eccoci oggi ad un altro appuntamento strepitoso con il mondo Mixed. Presentare la persona che oggi condividerà con noi parte delle sue esperienze, è come parlare di un vulcano in eruzione, di un fiume in piena, di un mare in tempesta. Ecco! Non voglio farvi un quadro funesto di calamità naturali, ma, sicuramente l’amica mia qui (che poi potrebbe essere benissimo mia figlia 🙂 ….), è decisamente una vera forza della natura. Se dovessi trovare una singola parola per descriverla, sceglierei, decisamente la parola “Entusiasta”, perché, come dice l’etimologia della stessa parola greca (En = in/dentro, Thèos= dio), lei ha “un dio dentro”, si impreziosisce di uno stato di grazia che poi contagia tutti. La passione e la dedizione che mette nell’affrontare qualsiasi tematica, riesce a travolgere anche la persona più addormentata di questo pianeta (tipo io 🙂 ).

A questo proposito mi è venuto un collegamento con il rapporto che abbiamo noi mixed con la parola “resilienza”. Lo sappiamo tutti cos’è la resilienza: è la capacità che ha una persona di adattarsi positivamente alle situazioni difficili e di superare le avversità. Richiama, in sostanza, anche l’antico termine giapponese di “Kintsugi”, l’arte, cioè di riparare la ceramica rotta, con un collante resistente (oro, argento o lacca) e della polvere d’oro, rendendo, poi, la ceramica restaurata, più forte e preziosa.

In generale, alcune persone sembrano più vulnerabili a determinati fattori di rischio psico-sociale, per una vasta serie di problematiche di salute fisica e mentale, rispetto ad altri gruppi di minoranza. In altre parole, sono meno resistenti, meno in grado di adattarsi alle sfide della vita in condizioni altamente avverse, cosa a cui, invece, i mixed sono quotidianamente allenati. Essere Mixed significa sì, essere doppiamente (o multi) e profondamente radicati, ricchi di tradizioni, creativi, innovativi, particolarmente adattabili e con grande capacità di intersecare le diversità di qualunque estrazione; significa, anche, essere connessi ed avere una consapevolezza di una più ampia comunità panafricana, una più ampia cultura e sistema di valori; e, non per ultimo, significa essere molto resilienti dinanzi alle grandi sfide della vita, forti della capacità di abbracciare naturalmente il nostro sistema di valori e contribuire a migliorare la nostra comunità e cultura.

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Ecco! Vi presento il mondo entusiasta, spumeggiante e resiliente di  Kwanza Musi Dos Santos, lasciandole, letteralmente, la parola.

Tchau! Kwanzì! Muito Obrigada por concordar em compartilhar tuas experiencias AHAHAH!!! I miracoli di Google Translate! Seriamente… molto benvenuta! Non risparmierò, nemmeno a te, la fatidica domanda obbligatoria, con cui, tutti noi, almeno una volta nella vita, siamo stati perseguitati: “What are you? Cosa sei?”

Mi chiamo Kwanza, nome di origine Swahili, in quanto, per parte di padre, sono afro-discendente brasiliana. Lui infatti ha deciso di darmi un nome che mi riavvicinasse alle radici africane, quasi perdute, di cui i brasiliani solitamente si vergognano, e dissociarmi invece da un nome di origine cattolica portoghese, derivato dagli spietati colonizzatori… Mia mamma, invece, è un’italiana bianca, di Bologna, trapiantata a Roma, lungimirante e pioniera al punto da aver saputo crescere DA SOLA una figlia meticcia, senza complessi, in un paese prevalentemente bianco e patriarcale, spronando lo sviluppo di entrambe le mie identità culturali di pari passo, senza prediligere una a scapito dell’altra.

 In quale ambiente sei vissuta?

Sono cresciuta in un ambiente familiare prevalentemente bianco, nella città cosmopolita di Roma, in un quartiere multietnico di basso ceto Torpignattara. Tuttavia nelle scuole che ho frequentato il Celio Azzurro alla materna, le elementari alla Iqbal Masiq, non ero mai l’unica italiana di origine straniera, addirittura alla materna la componente di bambini italiani esclusivamente bianchi rappresentava la minoranza.

 

Che tipo di istruzione ed educazione hai ricevuto?

Ho ricevuto un’educazione mista. Grazie al lavoro di mia madre, che le permette di essere in contatto diretto e assiduo con persone originarie di diversi paesi, in particolare sudamericani e africa occidentale, ho ricevuto un’educazione molto varia ed eterogenea, basata sulla fiducia e il rispetto reciproco, alla pari, tra me e mia madre, dato che lei era una mamma single. Inoltre mi ha dato una educazione molto liberale, spesso mi mandava a dormire a casa di un compagno o li invitava a passare una giornata da noi. Il modello educativo di mia madre è un mix perfetto, risultato dalle culture con cui è stata in stretto contatto: quella brasiliana, quella senegalese (paese di origine dell’ex compagno di mia mamma, dopo mio padre) quella tedesca (paese in cui sono nata e in cui lei ha vissuto per 12 anni) e quella italiana.

Ho frequentato il liceo linguistico, dato che mia mamma mi ha trasmesso la sua forte passione per le lingue straniere (entrambe ne parliamo 6) e alla triennale ho scelto scienze politiche e relazioni internazionali a Roma Tre. Il mio percorso accademico si sta poi concludendo con il master in Olanda in Cultural diversity management.

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Che rapporti hai con la religione?

Entrambi i miei genitori vengono da una famiglia cattolica più o meno praticante. Entrambi sono stati battezzati e cresimati e poi si sono ribellati. Mio papà si è convertito al Candomblé (religione di matrice africana, che praticava sua zia materna); mia mamma invece si dichiara atea. Il mio rapporto con la religione di conseguenza segue questi due filoni. Mi dichiaro agnostica e simpatizzo per la religione Voodoo/Orixás a seconda di come si voglia chiamare, ma sono molto tollerante nei confronti di tutte le religioni e le difendo con convinzione contro chi ne deride, una a scapito di un’altra.

 

Ma che meraviglia! Pure questo (il Voodoo) è il mio mondo. Ne approfitto per chiederti com’è la versione Brasiliana, Cos’è, esattamente, il Candomblè e in che cosa differisce dall’originaria influenza portata dagli schiavi?

In tutto il Sudamerica sono tantissimi e diversi i culti di matrice africana che vengono praticati e tramandati ancora oggi, chiamati volgarmente macumba o voodoo; purtroppo non mancano le persecuzioni proprio per la stretta relazione col continente che non è visto di buon occhio. Alcuni esempi: la Santeria a Cuba, il vodun ad Haiti e, in Brasile, in particolare, abbiamo la Umbanda e il Candomble. questultimo è il culto agli Orixas, non ho avuto modo di analizzare nel dettaglio, ma le similitudini con i culti praticati in west Africa sono tante: la lingua Yoruba, o Fon, viene usata durante i rituali nei quali bisogna vestirsi tutti di bianco, gli Orixas (divinità) adorate principali sono Yemanja, Shango, Oshossi, Oshun, Oshalà Obatalà, Obaluaye. Tutti nomi originali in Yoruba. È una religione politeista fondata sull’importanza e nella forza degli spiriti e dell’energia universale, nel rispetto della natura. I rituali si svolgono in terreiros (centri sacri, templi), sempre accompagnati dalle percussioni, dal vivo, del Ogan e conclusi con un sacrificio animale che viene poi cucinato e condiviso con tutti i presenti, nonchè offerto alla divinità del caso.

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Qual è (e quando) stato il tuo ricordo consapevole sulla “razza”? Quando sei stata consapevole di essere bi-razziale?

Quando le persone mi chiedevano “di dove sei?”, ma non si accontentavano quando rispondevo, semplicemente, “di Roma” facendomi notare che ho i capelli “così” e la pelle un po’ scura e, quando non vedevo mai Italiane con sembianze simili a me in tv o per strada, ma vedevo invece brasiliane del mio fenotipo. Quando alcuni amici neri mi dicevano “ma queste sono cose da bianca” e alcuni amici bianchi mi dicevano “sei fissata con i neri/le cose dei neri” e mi sono iniziata a domandare “beh? che vi aspettavate? di fatto sono un mix di entrambe le razze

Tick the box: quale tra queste categorie usi per definirti? E con quale ti identifichi? Perché? °African °AfroItaliana °Afroeuropea °Italo-Brasiliana °Afrolatina °Bianca °Nera °Birazziale °Mista °Multirazziale °Altro

Mi definisco Italo-Afro-Brasiliana, Afro-latina, Meticcia. Non mi ritrovo nel termine Afro-Italiana, perché lo reputo troppo generico. Tecnicamente un egiziano e un congolese sono entrambi Afro-Italiani, ma non hanno praticamente niente in comune tra loro dal loro lato “Afro” se non, al massimo, la pelle scura e, in alcuni casi, manco quella.. Li definirei piuttosto Italo-Egiziano ed Italo-Congolese. Nel caso Afro-Brasiliano, invece, non sappiamo esattamente da quale paese africano discende la mia famiglia paterna e, sicuramente, negli anni si sono intrecciati comunque. Inoltre, spesso, viene identificata la mia parte latina con facilità e difficilmente la mia parte afro, come se le due cose non potessero coesistere, perciò non mi sento proprio di rientrare in quel termine.

Sei accettata completamente nel gruppo in cui ti identifichi?

Come ogni persona con duplice o triplice identità culturale, non sono pienamente accettata da nessuna delle comunità nel quale mi identifico. Ma ho smesso di sentirmi in difetto per colpa di questo. Invece di dire sono 50% italiana e 50% brasiliana, ora dico che sono 100% italiana e 100% brasiliana quindi sono 200%= una bomba! Le comunità comunque mi includono abbastanza e me lo faccio bastare, per il resto ho imparato a giocare su questo piano e a identificarmi o dissociarmi a seconda della convenienza

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“Te la fai bastare”, perché non hai voglia di stare a dare sempre spiegazioni, o….. perché?

Perchè non sento piú il bisogno di essere compresa fino in fondo. Mi rendo conto che ogni individuo ha un vissuto molto diverso. Anche i gemelli hanno caratteristiche totalmente diverse tra loro e quindi siamo tutti esseri incompresi in qualche modo… Le uniche volte che mi sono sentita profondamente compresa è stato quando mi sono confrontata con altre meticcie italiane, ma anche lì, non sempre abbiamo vissuti o visioni comuni e va bene cosi, bisogna imparare anche a stare in piedi sulle proprie gambe.

 

Quando non vieni accettata, che tipo di emozioni provi? Accettazione? Rabbia? Rigetto?

Come dicevo all’inizio, provavo rabbia misto a sconcerto e confusione. Non capivo cosa mi mancasse, come se fossi un oggetto con difetto di fabbrica. Poi ho iniziato a prenderla come sfida, cercando di esasperare al massimo i lati corrispondenti alla comunità che non mi rifiutava completamente, ma che, comunque, mi guardava con sospetto. Adesso invece ne approfitto. Per esempio l’accento italiano: quando parlo portoghese tendevo a sforzarmi per nasconderlo, adesso invece è la caratteristica che mi rende speciale e una delle mie tecniche di seduzione all’occorrenza. ☺

A proposito di seduzione: come usi la pluralità delle tue culture per accalappiare l’attenzione? Ti sei mai trovata nella condizione di giocare spudoratamente con quello che sei, nascondendo o esaltando un particolare?

Sempre ahahah. Ma non posso rivelare troppi segreti 🙂

 

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Sperimenti mai la prevalenza di una “razza” sull’altra?

Dall’esterno, spesso. Troppo spesso. Ma non mi metto a parlarne qui, perché sono stufa delle polemiche. Finché non ammettiamo TUTTI che esistono categorie privilegiate , politicamente e socialmente, a partire dalla supremazia bianca, non possiamo iniziare a parlare seriamente di democrazia e diritti umani inclusivi indiscriminatori.

Ma noi, invece, abbiamo il dovere di iniziare a farlo seriamente. Soprattutto in questo paese, dove si tende a prendere l’argomento a “vino e tarallucci”. Se non sono troppo indiscreta ed insistente, ti va di toccare l’argomento in modo più incisivo, proprio verso questa platea che oggi ci legge? Non è fare polemica, è discuterne, parlarne, sviscerare un problema che a molti piace spazzare sotto il tappeto.

Per esempio, come meticcia dalla pelle chiara, ma non bianca, non godo del privilegio di non essere discriminata in quanto corpo “nero”, ma allo stesso tempo sono privilegiata rispetto alle amiche con la pelle scura, o, che non hanno un genitore italiano che abbia trasmesso loro la cittadinanza. Perciò mi sento rivolgere commenti sessisti e razzisti (equivocati come complimenti), come ad esempio, “panterona focosa” (cosa che difficilmente una donna bianca si sente dire), ma allo stesso tempo mi viene detto soprattutto da uomini neri “sei fortunata, sei bella, hai un colore perfetto perchè non sei TROPPO scura” – sempre come fosse un complimento, ma non lo è perchè implica che la pelle scura è automaticamente brutta. Ma chi l’ha deciso? La supremazia bianca, un sistema razzista che è riuscito a convincere tutti, ma proprio tutti, che il bianco, biondo è bello, auspicabile, mentre tutto ciò che è nero è sporco e indesiderabile.

La mia visione è questa: nasciamo tutti razzisti e sessisti, perchè è un sistema talmente duraturo e stabile che ci viene somministrato fin dalla tenera età, quando ci danno solo  le bambole bianche con cui giocare, quando ci fanno vestire solo di rosa perchè femminucce, quando dicono ai maschi che un vero uomo non piange e quando dicono alle bambine che la lotta o le macchinine sono giochi da maschi e ancora quando ci dicono mangia che i bambini in Africa muoiono di fame, oppure comportati bene se no l’uomo nero ti porta via…

La notizia positiva è che da queste brutte malattie si può guarire e non è neanche troppo difficile, ma bisogna iniziare a riconoscere i nostri pregiudizi e i nostri privilegi.

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Ti capita mai che le persone sbaglino a classificare la tua provenienza/”razza” (sì lo so..brutto..ma dobbiamo parlare ad un pubblico vario!)? Se sì, come ti classificano di solito?

Più che di razza, parlerei di etnia. Perché sbagliare a definire la mia razza “mista nera/bianca” non è quasi mai capitato.. solo un paio di volte hanno pensato fossi marocchina o Habesha.. ma, in generale, le persone, quasi sempre intuiscono che io sia mista. Quella che sbagliano spesso è l’etnia. Ovvero pensano che io sia mista cubana o nigeriana o ghanese con europeo (spesso bianco). Ma non lo trovo più offensivo. Lo trovo divertente. Offensivo diventa quando ne vogliono sapere piú di me sulle mie proprie origini o quando lo usano per dire “ahhhh allora non sei totalmente italiana”…

Ti senti parte di una minoranza etnica?

Assolutamente sì. In quanto appartengo per metà alla razza suprematista per eccellenza (bianca), ma ho tratti estetici che esaltano di più la razza più discriminata per eccellenza (nera). Tuttavia riconosco anche che l’etnia brasiliana in Italia è molto piú ben vista che l’etnia rom o l’etnia prettamente africana

Hai faticato/Fatichi a capire a quale “razza” appartieni? Riesci a spiegarmi perché?

Beh sì.. fin da piccola ho avuto suggerimenti impliciti ed espliciti sul fatto che la mia razza sia nera e basta.. ma poi ho iniziato a domandarmi il perché visto che metà della mia famiglia è bianca. Perché se sono mista mi dovrei identificare SOLO come nera?

Sei mai in conflitto con la tua identità culturale e razziale?

Non più. Ma ci è voluto tanto tempo..

 

E come hai gestito questo conflitto? Cosa hai provato mentre ragionavi su cosa “esattamente sei”? Come quantifichi il “tanto tempo” di cui parli?

Come accennavo sopra sono passata per diverse fasi, la negazione della mia parte italiana in favore di quella brasiliana e la esaltazione e idealizzazione della mia parte brasiliana, negando, però, la componente nera legata ad essa che percepivo non fosse ben vista nella società italiana. La svolta è stata dolorosa quando andando in Brasile da sola, non piú come turista accompagnata da mia mamma, ma come adulta consapevole di stare compiendo un viaggio di scoperta prima di tutto inferiore, ho iniziato a percepire tutti i difetti del mio bellissimo e amato paese (il Brasile), a cominciare dall’enorme problema del razzismo che sembra ancora piú contraddittorio in un paese con il 54% della popolazione nera, insieme ad altri problemi socio culturali. È iniziato a cadere il mito ideologico che mi ero fatta in testa negli anni precedenti riguardo al Brasile e ciò che per me rappresentava. Inoltre, attraverso numerosi scontri con la mia famiglia brasiliana, che non mi ha accolta come una parente, ma come una turista europea, ho iniziato a notare anche il contrasto con tutte le caratteristiche italiane che avevano forgiato la mia personalità. Questo è successo all’età di 20anni. Tornata da questo viaggio, e dopo una necessaria riabilitazione psichiatrica, durata qualche mese, ho raggiunto un ottimo livello di autostima e consapevolezza e da allora valorizzo la mia complessità identitaria ricchissima.

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Come vieni trattata dai membri della tua famiglia? (sia quella bianca che quella nera).

La mia famiglia bianca è color-blind, quindi non mi vedono come nera; infatti, ogni tanto, escono dei discorsi un po’ inquietanti su questioni di razzismo ecc, e, sembra, che non si rendano conto che io sia lì in quanto corpo nero/meticcio. Mia nonna chiama gli abitanti del sud italia “marocchini” e gli Africani “negretti”, ed è una fan di Berlusconi. Ho già scatenato un po’ di bufere durante qualche pranzo di Natale, ma, essendo persone anziane vissute in un’epoca totalmente differente, mi rendo conto che non serva a molto..

La mia famiglia nera mi tratta come una coconut, perché sono cresciuta in Europa, quindi, più per una questione identitaria che razziale. Infatti ci sono persone con la pelle più chiara della mia, in famiglia; ci sono anche persone non nere in famiglia, ma ai loro occhi io sono la più “bianca” dal punto di vista comportamentale e dei privilegi che ho avuto crescendo in Europa. Mia nonna brasiliana è nera convintamente cattolica e sostenitrice della supremazia bianca perchè a suo dire “i bianchi sono sempre stati al potere ed è giusto che sia cosi”. Quasi tutte le mie cugine, anche quelle con capelli non crespi ma ondulati, se li stirano con prodotti chimici non invasivi, ma pur sempre nocivi. Ricordo una volta abbiamo avuto un confronto a riguardo e mi hanno detto “eh ma tu fai presto a parlare, i tuoi capelli sono belli di natura, sono piú morbidi, piú definiti”…

Cosa pensi delle bistrattate e molto discusse parole quali “mulatto”, “Half-Caste” e “Out-Caste”?

Half-caste e out-caste non mi sono mai piaciuti come termini perchè suggeriscono come una mancanza (half: metà) e anche una componente biologica che invece non c’entra a mio avviso.

La parola mulatta invece la usavo spesso, ma piú per via dell’accezione portoghese. In Brasile infatti viene usata per indicare la ballerina di Carnevale, bella proprio perchè non è “nè troppo nera, nè troppo bianca”. Conosco l’etimologia della parola che deriva da mulo, ma non mi sento offesa perchè anche l’essere umano è una specie animale. Tuttavia ho smesso di usarla, in favore di meticcia, che è un termine piú neutro.

Pensi di essere discriminata perché birazziale? Perché?

Come dicevo prima, non sono abbastanza nera per essere completamente inclusa tra i neri e non sono abbastanza bianca per i bianchi .. quindi di continuo mi si fa notare “sì però tu non è che sei proprio”… Ma non le considero discriminazioni pesanti.

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Pensi di essere privilegiata perché bi-razziale? Perché?

Assolutamente sì. Sia perché sono bi-razziale occidentale, e sia perché, per esempio, dal punto di vista dell’attrazione, sono il modello feticista ideale di entrambe le razze, per i neri sono esotica perché ho la pelle della tonalità giusta ovvero “non troppo scura”, stessa cosa per i bianchi ho la pelle “abbronzata” ma comunque “non troppo scura”. Tuttavia la mia tonalità non deriva imprescindibilmente dal mio essere bi-razziale , perchè la mia amica, è anche lei figlia di padre bianco e mamma nera, ma ha la carnagione molto scura. Perciò, sempre a proposito di privilegi, nella cosmetica, io riuscivo bene o male a trovare un fondotinta della mia tonalità, spesso nella edizione speciale estate, mentre lei no. Stesso discorso per l’intimo “color carne” in realtà è adatto solo alla carne bianca, al massimo abbronzata.

Ritieni che la tua categoria razziale definisca “cosa” sei?

Solo in parte. Molto di più lo determina la nazionalità e la cultura che deriva dalle varie etnie di cui fai parte e che definisce in modo piú completo la mia identità.

Sei mai stata vittima del colorismo interazziale o intrarazziale?

Mi è capitato purtroppo alcune volte. Ma molto più spesso è capitato alle mie amiche nere di esserne vittima usando me come esempio “della versione migliore” .

Puoi raccontare una tua esperienza dell’uno e dell’altro? E come hai reagito?

Non ricordo con precisione, ma ricordo di esserci rimasta male e subito dopo rendermi conto che comunque sono privilegiata rispetto alle mie amiche nere.. e non l’ho scelto ma lo devo accettare ed esserne consapevole per cercare di migliorare le cose per tutti.

Ti è mai stato chiesto di scegliere una sola “razza” perché non puoi essere ambedue? Cosa hai risposto?

In continuazione ho risposto mandando tutti a cagare .
Ho risposto: “tu chi sceglieresti tra tua madre e tuo padre?” Muti.

Ho detto loro, anche, che sono limitati se pensano che l’essere umano possa avere solo una razza e nazionalità, parlare una sola lingua, mangiare solo un cibo. È noioso e affatto stimolante per il cervello e per la vita in generale.

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Come reagisci alle micro-aggressioni in genere? A domande o uscite tipo “posso toccarti i capelli?”, “sembri così esotica”, “non sei come gli altri misti”, “ma parli bene l’italiano”.

Se mi gira male …… schiaffi ……..

Altrimenti una brutta occhiata e magari pure una bella ramanzina, se sono in vena.

 

Quali sono i vantaggi di essere bi-razziali?

Se cresciuti in una famiglia capace di non demonizzare una razza, o la cultura, a scapito dell’altra, cresci già parlando due o tre lingue e con una mentalità molto piú aperta rispetto ai tuoi coetanei e riesci dunque a comprendere e empatizzare con facilità con chi o cosa la società in cui vivi identifica come “il diverso”, cogliendo le sfumature e la ricchezza che la differenza puó apportare. Questo è il mio caso, fin da piccola ho sempre sentito un forte senso di giustizia e difesa delle minoranze che mi ha portato a fondare un’associazione: “QuestaèRoma” e a investire molto del mio tempo libero nell’attivismo politico.

Quali sono le sfide nell’essere bi-razziali?

Come penso si sia percepito dalle risposte precedenti, il fatto di sentirsi sempre nella posizione di dover giustificare parte della propria identità o della propria esistenza, non sentirsi mai completamente parte di uno o dell’altro gruppo, sentirsi chiedere di scegliere tra una delle due. Sono condizioni che se non si ha una famiglia sostenitrice, possono portare a gravi complessi con ripercussioni psicologiche e mentali.

 

Che messaggio ti piacerebbe dare alle nuove generazioni miste?

Non abbiate paura di essere 100%, anzi, 200% voi stesse. La diversità è ciò che ci rende unici. Impariamo a sfruttarla sempre a nostro vantaggio e non permettete a nessuno di definirvi, neanche ai vostri genitori o famigliari, prima di esservi definiti voi stessi basandovi sulle vostre esperienze e percezioni personali.

E chi non vi può capire, lasciatelo stare. È limitato lui o lei. Non abbassatevi al loro livello.

 

E’ stata una divertentissima esperienza condividere con te la tua esperienza. L’ho trovata molto fresca e frizzante. Grazie di cuore, Kwanzì.

Grazie mille! Mi sono divertita pure io e WOW CHE INTRODUZIONE MI HAI FATTO. sono lusingata.

 

@Wizzy, Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy . & Métissage SangueMisto.

 

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