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Lo so. Avete voglia solo di cose belle, di notizie confortanti, di pace, di armonia, di luce e di libertà…. sì lo so.. essere pedante, cinica e pungente non fa per voi in questo momento destabilizzante. Non avete voglia di storie logoranti, di lagnanze dell’ultima ora, di bollettini che poi, ormai non sono più bollettini, ma litanie della ora ultima.

Eppure, debbo raccontarvi una cosa. Mi sono tornati in mano oggi, per puro caso, spolverando la mia libreria, due libri di Etty Hillesum, “Diario 1941-1943″ e , “Lettere 1942-1943″. Due libri che, insieme a quelli di Anna Frank e Thomas Keneally (Schindler’s list), avevo relegato all’ultima fila della mia immensa libreria. Questa cosa mi ha colpita profondamente, perché non ho potuto fare a meno di trovare nelle parole della Hillesum, la reale sostanza di ciò che si sta verificando, in tutto il mondo, in questo periodo.

Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943, ebbe a scrivere nel proprio Diario, nel bel mezzo della persecuzione nazista in Olanda: “Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile; se non avremmo acquisito un nuovo senso delle cose attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione –, allora non basterà”.

Questa cosa che ci sta travolgendo tutti, o, meglio, la paura di questa cosa, per come si sta mostrando, non può essere ridotto solamente ad un episodio parentetico, la cui conclusione ci deve riportare esattamente al precedente status quo. Esso ci fa sfidare la nostra individualità e, nello stesso tempo, l’intera collettività , costringendoci a pensare in modo differente noi stessi, gli altri e il mondo. Io, personalmente, riesco ad intravedere un senso positivo in tutto questo e cioè intravedo l’occasione di un’esperienza trasformativa per ciascun singolo.  Nel farci attraversare e sconvolgere da questa esperienza, possiamo scorgere un rinnovato modo di stare al mondo. Il mondo, in preda alla paura, si ferma dinnanzi ad un nemico invisibile, ma, nello stesso tempo, ci invita a non attendere passivamente il tramonto di questo periodo, ma a renderlo occasione di riscoperta di valori, modalità di vivere e assaporare il quotidiano, in particolare la relazione con se stessi e con gli altri.

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Ho scoperto che tutta l’infelicità degli uomini proviene dal non saper restare tranquilli in una camera.

 Pascal

Un po’ mi ricorda gli insegnamenti del mio mentore spirituale nigeriano, l’anziano del mio villaggio, il quale non mancava mai di spiegarmi come la riscoperta dell’essenziale per la vita e il ripulire la nostra parte più profonda da quanto la soffoca e ne impedisce l’espressione e il nutrimento, siano le due azioni più indispensabili per preparare la mente e lo spirito a nuove esperienze di vita. E tutto questo in tempi non ancora sospetti.

Oggi siamo “agevolati” da questo tempo sospeso che, sicuramente, è favorevole a bilanci esistenziali, alla riscoperta di quei valori che animano l’esistenza e la muovono verso obiettivi ancora da realizzare nel futuro, facendo emergere le risorse migliori di ciascuno di noi, oltre le sovrastrutture conformistiche che uniformano le esistenze distruggendone le peculiarità.

Lo stesso tempo che può farci capire come liberarci dal superfluo prodotto dall’industria dei bisogni e dei consumi (lo stesso superfluo che ci fa vivere le persone come oggetti da consumo) ed assaporare più intimamente la bellezza della sorpresa di un incontro fra persone che si riconoscono e si rispettano.

Quanto sta accadendo non è solo una sfida scientifica prima, ed economica poi, ma pure un appello per il pensiero che si riflette nel nostro modo di essere e stare al mondo. Dobbiamo, però, imparare a tenere d’occhio la superficialità, la nemica acerrima capace di catapultarci nuovamente nell’ordinario, pieno di oggetti e scelte di massa ma vuoto di senso.

Tornare alla vita precedente non trasformati e cresciuti interiormente è una vera occasione persa, poiché ci troveremo incapaci di cogliere la lezione e perderemo la capacità di tornare alla quotidianità con nuove consapevolezze oltre gli automatismi usuali, per molti versi inautentici sul piano esistenziale.

L’approccio di pensiero che abbiamo esercitato nel momento di questa dura prova sarà l’unico elemento che ci traghetterà, con animo più leggero, verso la nostra destinazione finale. 

Che ci crediate o meno.

 

@Wizzy,  Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy and @metissagesanguemisto.