Papuz

P.H: Papuz, 24 Agosto 2018

La cosa più fastidiosa in tutto questo clima, e che pare a nessuno interessi, è che si muore da soli e si è sepolti quasi da soli. Il virus ci sta costringendo a rinunciare a due momenti molto importanti della civiltà umana:

1) l’accompagnamento alla morte, il saluto al proprio caro prima che diparta, molto importante se non visceralmente intimo. Le persone muoiono in totale isolamento perché nei reparti di rianimazione non possono entrare altre persone; c’è una fortissima limitazione negli ingressi anche se la patologia non è il corona-virus.

2) il rito funebre, celebrato tra pochissimi intimi anche se la persona deceduta, in vita, era molto amata e rispettata. La sepoltura dei cadaveri, con tutti i suoi riti ed i suoi crismi,  è il segno della fiducia in una vita ultraterrena, e questo ci rende umani.

Ma,  togliendoci la cultura dei morti, pur per ragioni assolutamente sacrosante e condivisibili, si toglie quel poco di umano che è rimasto in questa società oramai stravolta dall’individualismo più puro, dallo sfruttamento degli esseri umani, dal predominio del profitto. Si è umani quando si è donatori e la morte è l’ultimo dono che facciamo agli altri. Come moriamo rimane nella memoria di tutti. La morte ci costringe a donare tutto, volenti o nolenti. La differenza è in chi la accoglie. Il dono che ci possono fare le persone che stanno morendo ora, è di farci capire l’importanza della relazione con chi sta per morire e quella con chi è già morto, così da restare veramente umani. Dobbiamo solo accettare questo fino in fondo.

La socializzazione del lutto è uno strumento fondamentale che in questo momento ci viene meno. Dribblare la parola morte è ormai cosa generalizzata. Siamo impreparati come Paese e come cultura. Per questo è più facile che sia messo in ginocchio un Paese che ha il terrore della morte rispetto a uno che con la morte ha più dimestichezza. In Africa il corona-virus non può creare una situazione peggiore di quanto non lo sia già. Qui, invece, gingillati dal benessere e privi di quel minimo di valore etico, siamo sopraffatti dalla paura. Anziché avere un atteggiamento positivo nutrito dall’amore per noi stessi, i nostri simili ed il nostro habitat, ci lasciamo trascinare dalla paura per il nostro futuro. Vogliamo evitare la morte senza renderci conto che è proprio essa il movente di tante scelte e tanti orientamenti.

E’ giunto il momento di riflettere: vogliamo aprire gli occhi, superata l’emergenza, e adoperarci per creare un paese migliore oppure preferiamo seppellire definitivamente la nostra umanità? Questo famoso “bene comune” a cui tutti fanno riferimento per spiegarci che deve prevalere sul bene dell’individuo, la vogliamo trasformare in un bene comune che serve per TUTELARE ogni individuo? No, tanto per dire….

 

@Wizzy,  Afro Bodhisattva, Entrepreneur, Physical Anthropologist, Freelance researcher of African Studies, culture, tradition and heritage, CEO Dolomite Aggregates LTD and Founder MBA Métissage Boss Academy and @metissagesanguemisto.