wfJzsS_TmJaOY6hM4GGAgDl72eJkfbmt4t8yenImKBVvK0kTmF0xjctABnaLJIm9

Ma che senso ha l’identificazione a tutti i costi? Essa è falsificatrice. E’ una menzogna e una smorfia dell’esistenza. Permette di ricoprire con un velo quel che è insopportabile nell’esistenza stessa: la nostra socievolezza radicale. Ci “costringe” ad essere se stessi solamente nel circo e nella falsificazione, cosa che avvelena ma, forse, anche ciò che consente la vita in società.

 

E’ il costume che mettiamo per coprire la nostra vergognosa nudità e soprattutto per apparire dinnanzi agli altri più maturi di quel che in realtà siamo.

 

I giovani, che hanno il vantaggio sugli adulti di essere individui in fermentazione e plasmabili, non sfuggono a lungo al processo di maturazione identitaria. Imparando presto a “danzare seguendo esattamente i violini”, essi diventano  come i vecchi,  dei buffoni obbedienti alle convenzioni. falsi nella commozione, orripilanti nel lirismo, funesti nel sentimentalismo, infelici nell’ironia e nella battuta, pretenziosi negli slanci, repulsivi nelle cadute… trattati artificialmente.

 

Mentre «le nostre azioni sono in primo luogo inconsistenti e capricciose, come delle cavallette», le identità di cui ci avvaliamo, e che consistono nel riempire il vuoto e nel far di tutto per soffocare il non-senso, sono dei personaggi convenzionali il cui ruolo è stato debitamente appreso, personaggi che apprendono dei ruoli e adottano delle attitudini, personaggi préts à porter ma confezionati in modo da starci male addosso tanto mancano di plasticità. Sono maschere, travestimenti, a1ibi ridicoli che ci impediscono di assumere pienamente e con umorismo quel che c’è d’indeterminato in noi.

 

François Laplantine
Identità e métissage

Umani al di là delle appartenenze