See on Scoop.itTHE ONE DROP RULE – LA REGOLA DELLA GOCCIA UNICA

Luisa Casagrande‘s insight:

Michaela DePrince dichiara con orgoglio di essere un ‘papavero tra i narcisi’. Le è stato suggerito da un insegnante di schiarire la pelle, come ci rivela Precious Adams.

 

Una delle storie più straordinarie raccontate nel documentario di Bess Kargman “First Position” del 2011 è sicuramente quella di Michaela DePrince, una ragazza orribilmente resa orfana della guerra civile in Sierra Leone. Diventa una danzatrice dopo aver visto una fotografia di una ballerina in un vecchio giornale lacerato.

 

Dopo essere stata salvata dalla Sierra Leone, la sua famiglia adottiva americana la spronò a realizzare il suo sogno. Il documentario di Kargman  arriva fino al punto in cui la DePrince vince un premio per frequentare l’American Ballet Theatre School, ma da allora ad oggi ha intrapreso una carriera completamente professionale, prima con il Dance Theatre di Harlem, e poi con l’olandese National Ballet.

La DePrince unisce un commovente zelo per la sua forma d’arte, con una visione lucida circa la politica della sua posizione come una ballerina nera in un mondo in gran parte bianco.

 

 E’ consapevole delle critiche che potrebbero essere state rivolte alla sua decisione di lasciare la DTH – una società che è stata storicamente un rifugio per i ballerini e coreografi neri. Ma lei insiste sul fatto che, mentre è stata motivata da scelte puramente artistiche (il repertorio classico offerto dalla società olandese è più ampio) sente che è molto più utile come un “modello di ruolo”, esibendosi prevalentemente con ballerine dalla pelle bianca – o come lei vividamente dice, essendo uno dei pochi "papaveri tra i narcisi".

 

L’impatto che DePrince può fare nella sua professione, l’importanza critica di fomentare il mix razziale, è sottolineata dall’esperienza di Precious Adams, un’allieva nera di balletto americano, la quale ha recentemente parlato, su un giornale russo, delle sue esperienze presso la Bolshoi Ballet School.

 

Adams era stata avvertita del razzismo quotidiano che avrebbe incontrato in Russia, ma non si aspettava certo di trovarlo nella scuola di balletto.

 

La Adams non era la prima ballerina nera accettata nella scuola del Bolshoi; sostiene però che l’hanno fatta sentire come un’estranea indesiderata, soprattutto quando si trattava di fusione delle prestazioni degli studenti.

E ‘impossibile stabilire l’intera storia da un articolo di giornale. Il mondo del balletto, in particolare balletto russo, è una intimidatoria costruzione bizantina  di competizione, faziosità e tradizione. E ‘un mondo in cui gli estranei inesperti – qualunque sia il loro colore – possono ritrovarsi confusi e alienati, incapaci di leggere le rune del loro progresso.

 

Ciò che è veramente scioccante però, è la risposta sinceramente supposta, ma del tutto volgare, del docente al quale la Adams avrebbe confidato le sue preoccupazioni: suggerì alla giovane ballerina americana di provare a schiarirsi la pelle.

 

Ho recentemente trascorso del tempo alla ricerca di notizie sulla vita dell’icona Jazz degli anni 1920 Josephine Baker, e sono stata  letteralmente scioccata dai dolori provati nel nascondere i suoi attributi razziali – dal bruciare il cuoio capelluto stirando i capelli con il metodo "conk" *** al lavaggio della pelle con un mix di succo di limone e candeggina. Scrivendo della Baker, ho pensato che stavo descrivendo un’epoca passata. A quanto pare non era così.

 

*** Il “Metodo Conk” è una procedura usata ai primi del 1900 in cui i capelli di un afro-americano venivano raddrizzati attraverso l’uso di patate, liscivia, vasellina e sapone, segnando così il passaggio all’età adulta e alla mascolinità, tramite il dolore intenso inerente al processo.

 

©Luisa Casagrande

 

 

Original Story by Judith Mackrell in http://www.theguardian.com/stage/dance-blog/2013/nov/28/racism-ballet-michaela-deprince-black-dancers