See on Scoop.itTHE ONE DROP RULE – LA REGOLA DELLA GOCCIA UNICA

Luisa Casagrande‘s insight:

Gesti italiani: Parlare senza parole

La comunicazione non-verbale svolge nella cultura italiana un ruolo estremamente importante e gli abitanti del Bel Paese sono famosi per questo in tutto il mondo. Ma sono gli unici? E perché gesticolano così tanto?

Alla prima domanda la risposta è certamente no. Secondo alcuni studi, la componente non verbale nella comunicazione italiana svolge un ruolo importante, ma meno che in altre culture. E la classifica riserva sorprese alquanto interessanti.

 

Al primo posto troviamo, in modo sorprendente, i giapponesi. Nella cultura di queste persone, all’apparenza molto educate e riservate, la comunicazione non verbale in realtà svolge un ruolo fondamentale. Ogni minimo movimento infatti può avere un significato profondo, incomprensibile però a chi non conosce bene gli abitanti di questo paese. Basta pensare all’importanza che in Giappone rivestono, ad esempio, la diversa profondità di un inchino, un piccolo sorriso o il leggero piegarsi della testa.

 

Al secondo posto troviamo le popolazioni arabe, al terzo i sudamericani e solo al quarto posto gli italiani. Dopo di noi ci sono inglesi, francesi e nord-americani. Tra le popolazioni in cui la comunicazione non verbale riveste un’importanza inferiore troviamo, all’ottavo posto, gli scandinavi (dove non sono compresi i finlandesi), poi i tedeschi e per ultimi gli svizzeri tedeschi.

 

Ma perché gli italiani gesticolano così tanto? Ci sono molte ipotesi a questo proposito, la maggior parte delle quali prive di qualsiasi fondamento scientifico. Una possibile spiegazione è che gli italiani si muovano e accompagnino le loro parole con così tanti movimenti del corpo perché, nella cultura italiana, mostrare ed esprimere le proprie emozioni non è considerato un tabù. Ecco allora che diventa naturale manifestare la propria rabbia o insoddisfazione, felicità o emozione, sia a parole che enfatizzandola con gesti e movimenti del corpo.

 

Al contrario, le persone che non lo fanno, vengono considerate fredde e prive di sentimenti, non perché non li abbiano ma semplicemente perché non li mostrano.

 

Le diverse abitudini comunicative perciò possono diventare fonte di problemi per i rapporti interpersonali, perché vanno ad interferire con la corretta comprensione del messaggio che vuole trasmettere l’altra persona.

Ad esempio, le persone del nord-Europa, quando parlano tengono una distanza tra loro superiore a quelle del sud Europa ed hanno un minore contatto fisico. Quindi, quando sono insieme ad un italiano o uno spagnolo, pensano che questi siano troppo invadenti o addirittura aggressivi. Lo sono veramente? Certo che no, semplicemente hanno abitudini comunicative diverse.

 

Ed anche lo sguardo può portare ad incomprensioni. in Arabia, non guardare una persona negli occhi significa che si vuole tenere nascosto qualcosa o che si sta mentendo. In Giappone, al contrario, guardare una persona dritta negli occhi è segno di maleducazione. Non ci vuole molto ad immaginare le conseguenze…

 

Se poi prendiamo la mimica, i malintesi possono essere ancora maggiori. Alzare e abbassare la testa è in genere considerato un chiaro segno di assenso ma, in alcune zone della Grecia, in Albania (e anche in Sicilia) può essere un chiaro segno di…dissenso. E ancora: il famoso gesto italiano con le dita raccolte e la mano che oscilla, che ha più o meno il significato di “ma cosa dici?”, in Turchia invece è un apprezzamento che può essere tradotto con “ottimo, eccellente”. E la lista potrebbe essere molto più lunga…

Ma quello diciamo con il nostro corpo (o che non diciamo con le parole) è veramente così importante? Sembra proprio di si: alcuni studi sembrano dimostrare che, il complesso messaggio che il nostro cervello riceve nel corso di una conversazione deriva per il 35% dalla sfera della comunicazione orale e per ben il 65% da quella non-verbale.

 

Attenzione quindi a riconoscere ed interpretare in modo corretto atteggiamenti e gesti delle persone che si hanno davanti. Quando si hanno di fronte individui che provengono da culture diverse dalla nostra, spesso tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare!*

 

 

Fonte: Europass