See on Scoop.itTHE ONE DROP RULE – LA REGOLA DELLA GOCCIA UNICA

Luisa Casagrande‘s insight:

 

Ecco: abbiamo il contentino ora!

 

Non c’è dubbio che sia una nomina storica quella di Cécile Kyenge a ministro dell’Integrazione. Il deputato modenese, cittadina italiana nata nella Repubblica democratica del Congo, è stata scelta — a sorpresa — dal nuovo premier, ed è il primo ministro di colore della storia della Repubblica.

Ha già le idee molto chiare, e non lo nasconde: «Una delle mie priorità — dichiara — è quella dello ius soli», .diventare, cioè, cittadini del paese in cui si nasce, a prescindere dalla nazionalità dei genitori. «Ci sono tante cose che dovranno cambiare, ma questa rimane una priorità al di sopra di tutto. Probabilmente troverò delle resistenze in Parlamento, dovremo lavorare molto per realizzarlo».

Ed ancora:

«E’ stata una sorpresa ricevere la nomina, tuttavia è significativa: ci fa capire che finalmente, in Italia, le cose iniziano a cambiare. Questo paese è fatto di persone anche provenienti da altre nazioni, persone dalla pelle di colore diverso, ma che vivono qui, e compongono, tutte insieme, una unica cittadinanza ”. E’ per loro, per “gli invisibili, i senza diritti, i senza voce” che “parlerò come ministro – ha aggiunto, commossa – ascolterò tutte le voci che arrivano dalla società civile e le porterò in politica, prenderò tutte le firme raccolte, anche attraverso il Forum Immigrazione del Pd, le testimonianze e mi concentrerò affinché al centro del mio lavoro ci siano sempre le persone”.

Una nuova battaglia che si aggiunge alle tante combattute nel corso della sua vita politica, quella iniziata con la nomina a ministro. Perché Cécile Kyenge, mamma di due ragazze, 17 e 19 anni, laureata in medicina e chirurgia, specializzata in oculistica, è dal 2004 che si batte portare “il meticciato in Parlamento”.

 

Insultata come la maggior parte di coloro che vivono da stranieri in questo paese. Impassibile dinnanzi ai sproloqui ed ai deliri degli oppositori: “Non è un problema mio – dice – chiunque sia un cittadino Italiano può essere eletto ministro”.

 

Sinceramente non so se esserne davvero contenta. Da un lato vedo aleggiare una vaga strumentalizzazione, dall’altra temo un buonismo estremo, dove, a tutti i costi, si “deve” accontentare lo straniero per non essere tacciati di razzismo. Giro in paese (stiamo parlando di paesetti del Nord Est, dove il senso delle radici è ben radicata anche sui muri) e c’è un diffuso malcontento se non una rabbia vera e propria verso la “ministra foresta” che “agevolerà esclusivamente i diritti degli stranieri e gli italiani dovranno andare alla caritas per poter sopravvivere”.

Non sto nemmeno a rimandarvi ai commenti dei lettori del “IL Giornale” sull’argomento, degni tutti di istituzioni talebane!

Ciò che mi lascia basita è l’attenzione posta sull’essere di “colore”. Poco importa quale sia stato il percorso politico e culturale che l’ha portata a sedere dapprima nel Parlamento ed ora a ricoprire un incarico ministeriale. Serpeggia il pregiudizio, latente, che il colore della pelle, il credo religioso o l’orientamento religioso determini le competenze personali. E mi chiedo: “quando finirà mai tutto questo?” Questo usare toni apparentemente neutri per evidenziare l’origine delle persone accentuando maggiormente la discriminazione? La dott.ssa Cecile non è un ministro di colore, ma un Ministro della Repubblica Italiana con un compito alquanto difficile. Quello di dare una visione concretamente alternativa di questo paese. Un paese che deve aprire gli occhi. C’è una nuova generazione che non è affatto invisibile. Ma i più fanno finta di non vedere.

©Luisa Casagrande©